Loggia 2023, Rolfi arringa la città: «È la volta buona: Brescia scriva il suo futuro con noi»

«Ricambio generazionale e cittadini al centro, la città non stia all’opposizione». Stasera Meloni al Morato
Da sinistra Sbaraini, Zarneri, Beccalossi, Ronzulli, Rolfi, Sisti e Cavalli - Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
Da sinistra Sbaraini, Zarneri, Beccalossi, Ronzulli, Rolfi, Sisti e Cavalli - Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
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Si potrebbe partire dal finale di giornata: ha valore simbolico. Alle 19, dopo un teorema di appuntamenti elettorali, Fabio Rolfi decide di rispondere alle domande degli indecisi di fronte a un caffè. Non è una scelta dilatoria, né la premessa di un organizzato colpo di scena, ma la meditata volontà di lasciare che l’istantanea delle ultime ore prima del voto di domenica e di lunedì (quelle più determinanti) resti fissata sugli artefici dell’esito: gli elettori

Impegno

Attorno a lui, ore prima, nel mezzo della mattinata, i segretari dei partiti e i rappresentanti delle civiche che lo sostengono hanno fatto quel che si fa in questi momenti: lo hanno elogiato, hanno lanciato il loro endorsement al politico e alla persona («non dorme da sette mesi ed è pronto, se necessario, a stare sveglio di notte per la sua città», «è la persona giusta, ha la qualità e la visione che servono»), hanno puntato sul contenuto programmatico, sul lavoro svolto quartiere per quartiere, ricordando il percorso di ascolto tra le persone.

Ma lui, il candidato sindaco che «ha rinunciato al posto sicuro in Regione per la sua Brescia» (come hanno pressoché ricordato tutti, Fdi inclusa) è in fondo sempre tornato al punto chiave: era in mezzo ai colleghi e di fronte alla stampa, ma il suo personalissimo appello è stato solo per gli elettori. E il messaggio (più volte contestato dal centrosinistra) si è palesato, esplicito: è vero, Rolfi ha ribadito in questi mesi, e continua a ribadire, che con lui al governo della città il dialogo con Governo e Regione sarà più semplice, che «il centrodestra è una grande opportunità per fare vincere a Brescia le sfide, togliendola dalle polemiche istituzionali di questi anni».

Ma c’è un’accezione implicita: questo leitmotiv è anche una grande assunzione di responsabilità senza appello, sul quale tutti gli elettori saranno legittimati a chiedere il conto. Perché significa che, in caso di vittoria, con tutti i livelli politici allineati e in asse, il centrodestra non avrà alcun alibi per non realizzare ciò che sta promettendo. Un «rischiatutto» politico che Rolfi mette sul tavolo a carte scoperte per certificare che quello sotto la sua guida è «un centrodestra profondamente rinnovato, inclusivo, composto da tanti volti nuovi, profondamente civico, partecipativo e presente».

Ascolto

Agli indecisi dice: «Noi parliamo alla Brescia del futuro, che non può andare all’opposizione perché c’è molto da fare. Vogliamo un’Amministrazione che torni ad essere vicina alla gente con l’umiltà di ascoltare, che dia risposte, che non scansi le richieste: dalla sicurezza ai servizi, dal traffico alle infrastrutture, fino al rilancio degli oratori». Una risposta alla sua avversaria numero uno, la candidata del centrosinistra, la vuole dare: «Dice che con noi Brescia torna indietro, ma le città non tornano mai indietro perché sono in costante cambiamento. Di certo Brescia deve tornare a correre con più coraggio. E questa è la volta buona». 

L’applauso è spontaneo, sono le ore dell’entusiasmo e si mette in moto il piano sequenza delle arringhe di sostegno. Licia Ronzulli (Forza Italia) ricorda che «il centrodestra è coeso da trent’anni e Fabio è espressione di una coalizione che non prende in giro i cittadini». Roberta Sisti (Lega) ammette che «scegliere il candidato, per noi, non è stato difficile: la sua avversaria era in Loggia quando lui frequentava le scuole medie e ha detto lei stessa di avere le batterie scariche».

Alberto Cavalli (Viva Brescia) aggiunge: «Fabio sarà e farà il sindaco di tutti. Saprà ricostruire i rapporti e la forza sociale che Brescia ha perduto». Numa Sbaraini (Brescia Davvero) lo ricorda: «Io stavo con Del Bono, ma questo progetto mi ha convinto. E ai giovani dico: se non decidiamo noi, decide qualcun altro». Diego Zarneri (Fdi) certifica che «Rolfi ha subito saputo immaginare una Brescia nuova: se ci sono tanti indecisi significa che in dieci anni il centrosinistra non ha convinto». La chiusura è per la Civica del candidato, coordinata da Viviana Beccalossi: «Hanno trasformato la Loggia nel comitato elettorale di Castelletti, perché sono un centro di potere. Noi la rivoluzione l’abbiamo fatta nelle piazze: ora tocca ai bresciani farla nelle urne».

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