Loggia 2023, polemiche, scivoloni e sgambetti: ai seggi la «commedia politica»

Le «postazioni» se le sono accaparrate fin dalle prime ore del mattino, con tanto di staffetta. A seconda del seggio cambiano i visi, cambiano gli schieramenti, la dinamica e l’approccio, ma non l’obiettivo: assicurarsi quanti più voti possibili e «controllare» gli avversari politici. L’uomo col cappellino sta a qualche metro dall’ingresso della scuola Manzoni, distante ma non troppo. Non parla con nessuno: osserva. Sottobraccio ha una serie di fogli arrotolati: ogni tanto li estrae e spunta un elenco.
«Vedi quello? È lì che conta i voti» fa notare qualcuno, che è poi lì per lo stesso motivo: la sfiducia verso gli avversari, perché «sapevo che avrebbero barato, mai vista una cosa così». Altri escono dalla sede con sguardo sdegnato: «All’interno mi hanno fermato per convincermi chi votare». E infatti a qualcuno non va giù e arrivano Carabinieri e Guardia di finanza a piantonare. Nessuno abbandona le posizioni e sul banco degli imputati ci finiscono pure le spillette apposte sulle giacche. Sguardi in cagnesco, brusii, lamentele. Alle tante un paio di persone si sentono in dovere di giustificarsi: «Siamo rappresentanti di lista, la spilla possiamo esibirla». Vero, la conferma arriva anche dai pubblici ufficiali.
Altro seggio, nuova scena: «Signora mi scusi, ha deciso per chi votare? Mi raccomando eh... l’accompagno al tabellone»: il nuovo scandalo è servito, fa il giro delle chat, dove i messaggi vocali si moltiplicano. Zona sud della città, in coda, a domanda una «grande elettrice» (82 anni e, per citarla, «ne ho viste di tutti i colori, prima di spaventare me ce ne vuole...») risponde palesando il suo orientamento politico. Gli interlocutori non la prendono bene e scattano gli insulti. Lei, tutta d’un pezzo, alza la testa, si avvicina e sfoggia sicurezza: «Se mi gira, vi querelo».
Arrivati in fondo alla giornata né a Carabinieri né a Questura risulta alcuna denuncia. Certo è che le scene, viste da fuori, hanno sfiorato la commedia in stile «vota Antonio, vota Antonio!» e le coalizioni di centrodestra e centrosinistra non hanno propriamente fatto una gran bella figura. Ciascuno ha elaborato un personale espediente: chi contava i voti, chi insultava se capiva che l’elettore era di una corrente opposta, chi (da candidato) cercava di persuadere qualcuno per accaparrarsi la preferenza, chi passeggiava davanti alle sedi con i volantini sottobraccio o nel sacchetto lasciato «casualmente» aperto in bella vista.
È sembrato, quasi, di assistere a un grande gioco di ruolo: il tabellone era rappresentato dalla città, con i suoi 203 seggi e ognuno (sempre restando nel perimetro dei due schieramenti più ampi) presidiava il suo fortino, usando ogni strategia possibile. Se ne sono resi conto, per fortuna, i candidati stessi. Tanto che in serata una lista (di cui non facciamo menzione per il rispetto del silenzio elettorale) ha fissato la sua indignazione su un comunicato stampa: «Dopo il tanto lavoro svolto da ambo i lati, l’impegno di tanti nostri candidati è stato quello di proporsi come rappresentanti di lista nei seggi di loro competenza. Nonostante si sia fatto tutto in regola, i rappresentanti sono costantemente importunati con motivazioni poco sensate che hanno fatto solo sprecare tempo alle forze dell’ordine».
La prima giornata di voto per Loggia 2023 si è chiusa così: con il fuoco incrociato degli avversari che ha traslocato nei seggi. Sono state, insomma, le elezioni della sfiducia (reciproca) e del «grido ai brogli». Tra polemiche, scivolini e sgambetti.
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