Loggia 2023, il silenzio Dem inceppa la candidatura di Castelletti

Il tavolo del centrosinistra si chiude con una nuova fumata nera: gli alleati pressoché uniti sulla vice mentre il Pd torna in Assemblea
Palazzo Loggia - © www.giornaledibrescia.it
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Et voilà: nei momenti critici il centrosinistra rispolvera la formula del «ma anche» in auge in epoca veltroniana. E così, chi alla vigilia del secondo tavolo del centrosinistra aveva scommesso una pizza sul fatto che «sì, giovedì sera si chiude il cerchio e si esce con il nome del candidato» si trova a dover offrire la cena a un discreto numero di amici. Perché l’epilogo del vertice («ei fu» decisivo) è apparentemente la fotocopia di quello della puntata pilota andata in scena la scorsa settimana: nessuna decisione.

O, se si preferisce dirla con il tipico vocabolario Dem, «al momento restano in campo i nomi di Valter Muchetti e di Federico Manzoni, ma anche quello di Laura Castelletti». Le versioni del racconto, però, non combaciano: gli altri attori seduti al tavolo dicono infatti che «un passo in avanti non indifferente c’è stato» e che il problema torna a Canossa, in casa Dem.

La ragione è presto svelata: Sinitra italiana, Sinistra a Bs, Azione (Italia Viva era invece assente), Bs 2030, +Europa e Possibile si sono espressi per la vicesindaco in modo compatto. La fumata nera (o grigia, come preferiscono definirla gli ottimisti) è perciò dovuta prevalentemente alla non decisione di un partito soltanto: il Pd, per l’appunto (che insieme ad Articolo Uno ha giocato il ruolo della Svizzera). E che ora (ironia della sorte) per sbrogliare la matassa dovrà tornare a consultarsi al suo interno, in Assemblea.

In pole

Proprio la vicesindaco è stata il filo conduttore dei due vertici politici. La settimana scorsa, il tavolo di lavoro si è sciolto con un enigma rimasto sospeso nel vuoto: «Ma alla fine, Castelletti siamo sicuri che dirà di sì? Perché una sua disponibilità formale serve, altrimenti di che stiamo parlando?». A sollevarlo - raccontano - era stato il pragmatico Lorenzo Cinquepalmi (Bs 2030).

Ieri, il verdetto a cui ha dato voce chi ha interpellato direttamente la vicesindaco: «Ci ha confermato che lei non si è candidata, a meno che tutti i partiti della coalizione non glielo chiedano e non siano d’accordo sul suo nome». Tanto è bastato: le preferenze sono state espresse, ma ne manca all’appello una fondamentale perché determinante, quella del partito di maggioranza relativa. Il che rende i tre nomi posizionati dal sindaco Emilio Del Bono sulla scacchiera «tutti e tre in campo e nessuno dei tre in campo». La versione ufficiale e formale, al netto della neutralità Dem, è quindi questa: non solo nessuno della terna ha incamerato l’unanimità, ma restano in partita anche Muchetti e Manzoni. In realtà uno stacco di consensi c’è, eccome, a meno che non si facciano valere i pesi elettorali delle diverse compagini.

Gli scenari

Un fuori gioco ha tentato di metterlo a segno Brescia green. La sua posizione è arrivata cristallizzata in un comunicato che, in definitiva, suona così: o ci sarà un percorso partecipativo sulla scelta del candidato sindaco (primarie o incontri pubblici), oppure tanti saluti.

Detta letteralmente: «Preso atto che due dei tre assessori non si sono ancora espressi su quali linee programmatiche ambientali intenderebbero accettare, occorre che il tavolo realizzi con urgenza iniziative trasparenti di confronto pubblico. Sarà indispensabile avviare delle consultazioni primarie di coalizione. Se nella riunione si assisterà all’ennesimo rinvio - precisa Gianluigi Fondra - o ci si limiterà a scegliere un nominativo senza significativi percorsi sulle scelte programmatiche, Brescia green non parteciperà più». Articolo Uno aveva invece già chiarito che sarebbe stato «opportuno allargare la rosa dei nomi» e suggerito al Pd «un nuovo giro di consultazioni per giungere a una sua proposta che possa raccogliere una coralità di consensi».

Eccoli, allora, i possibili scenari: il placet su Castelletti in ticket con uno dei due delfini del sindaco (come suo numero due), ma anche la proposta di un quarto candidato che possa schivare lo spareggio. Et voilà: parola (ancora) all’Assemblea Dem.

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