Brescia e Hinterland

«Licenza a 19 anni, ma siamo pochi», «Tutto è cambiato»: racconti di caccia in tempi diversi

Il giovane Lorenzo Ferrari ha la licenza da un anno, mentre il veterano Gianantonio Rosa ricorda com'era quando lui ha iniziato
Simone Bracchi

Simone Bracchi

Giornalista

Lorenzo Ferrari è un giovane studente universitario. Ha soltanto 19 anni, ma già da un anno ha la licenza «così posso cacciare anche da solo. Prima, quando ero minorenne, accompagnavo mio zio. È stato proprio lui a tramandarmi questa passione». Una passione che, però, come sottolineato dallo stesso ragazzo e dal presidente di Federcaccia Brescia (vedi sopra) è «ormai poco diffusa tra i giovani. Io ne conosco veramente pochi - continua Lorenzo -. O hai un parente che la pratica, come nel mio caso, o un amico, altrimenti è difficile che i ragazzi si avvicinino alla caccia».

E se questa è la considerazione del 19enne, che a ottobre farà 20 anni, sulla situazione generale, il suo prima giorno di caccia di questa stagione non è andato molto bene. Anzi, «sono tornato con le mani vuote - spiega il giovane, che frequenta Ingegneria gestionale al Politecnico di Milano e oltre alla caccia ha la passione per la pesca -, perché cacciando da un capanno fino al 1° ottobre possiamo catturare soltanto merli. Spero che venga rivista la sentenza del Tar, perché è possibile che i tordi, considerato l’abbassamento delle temperature, scendano dalle montagne prima e per noi sarebbe una grossa perdita».

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Tutto cambiato da quando ero ragazzo

I suoi 83 anni e con una licenza attiva da 65 anni, può ben dire come la caccia sia cambiata negli anni. Gianantonio Rosa, ex sindaco di Montichiari, non ha dubbi: «Oggi è tutta un’altra cosa rispetto al passato - dice -. Oltre al paesaggio, l’agricoltura intensiva ha cambiato anche la caccia». Spiega: «Da giovane praticavo la caccia agli acquatici, alle allodole e alla posta. Di selvaggina ce n’era parecchia. Poi, con l’agricoltura intensiva, la Bassa è cambiata, e i migratori che passavano non passano più». 

Quindi? «Quindi, ad esempio, per cacciare qualche allodola bisogna andare all’estero, oppure in quelle zone dell’Italia dove non c’è l’agricoltura intensiva e il territorio è rimasto come una volta». Ma con gli anni anche Rosa è cambiato rispetto alla caccia: mentre ieri gli altri cacciatori si sono alzati prima dell’alba per mettersi sulle tracce dei selvatici, nel giorno di apertura della stagione venatoria lui è rimasto a letto fino a tardi, preferendo il rito dell’aperitivo in piazza a una levataccia. «Non ho neanche il cane – dice -. E poi il primo giorno c’è sempre un po’ di caos. Andrò a caccia più avanti, in tranquillità.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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