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Brescia e Hinterland

LE VOCI

«Licenza a 19 anni, ma siamo pochi», «Tutto è cambiato»: racconti di caccia in tempi diversi


Brescia e Hinterland
19 set 2022, 06:00
Caccia (simbolica)

Lorenzo Ferrari è un giovane studente universitario. Ha soltanto 19 anni, ma già da un anno ha la licenza «così posso cacciare anche da solo. Prima, quando ero minorenne, accompagnavo mio zio. È stato proprio lui a tramandarmi questa passione». Una passione che, però, come sottolineato dallo stesso ragazzo e dal presidente di Federcaccia Brescia (vedi sopra) è «ormai poco diffusa tra i giovani. Io ne conosco veramente pochi - continua Lorenzo -. O hai un parente che la pratica, come nel mio caso, o un amico, altrimenti è difficile che i ragazzi si avvicinino alla caccia».

E se questa è la considerazione del 19enne, che a ottobre farà 20 anni, sulla situazione generale, il suo prima giorno di caccia di questa stagione non è andato molto bene. Anzi, «sono tornato con le mani vuote - spiega il giovane, che frequenta Ingegneria gestionale al Politecnico di Milano e oltre alla caccia ha la passione per la pesca -, perché cacciando da un capanno fino al 1° ottobre possiamo catturare soltanto merli. Spero che venga rivista la sentenza del Tar, perché è possibile che i tordi, considerato l’abbassamento delle temperature, scendano dalle montagne prima e per noi sarebbe una grossa perdita».

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Tutto cambiato da quando ero ragazzo

I suoi 83 anni e con una licenza attiva da 65 anni, può ben dire come la caccia sia cambiata negli anni. Gianantonio Rosa, ex sindaco di Montichiari, non ha dubbi: «Oggi è tutta un’altra cosa rispetto al passato - dice -. Oltre al paesaggio, l’agricoltura intensiva ha cambiato anche la caccia». Spiega: «Da giovane praticavo la caccia agli acquatici, alle allodole e alla posta. Di selvaggina ce n’era parecchia. Poi, con l’agricoltura intensiva, la Bassa è cambiata, e i migratori che passavano non passano più». 

Quindi? «Quindi, ad esempio, per cacciare qualche allodola bisogna andare all’estero, oppure in quelle zone dell’Italia dove non c’è l’agricoltura intensiva e il territorio è rimasto come una volta». Ma con gli anni anche Rosa è cambiato rispetto alla caccia: mentre ieri gli altri cacciatori si sono alzati prima dell’alba per mettersi sulle tracce dei selvatici, nel giorno di apertura della stagione venatoria lui è rimasto a letto fino a tardi, preferendo il rito dell’aperitivo in piazza a una levataccia. «Non ho neanche il cane – dice -. E poi il primo giorno c’è sempre un po’ di caos. Andrò a caccia più avanti, in tranquillità.

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