«Stato e Regione ci aiutino, altrimenti saremo costretti ad aumentare le rette oppure ad abbassare la qualità dei servizi». A danno degli utenti e delle loro famiglie. Sono il grido di allarme e l’appello lanciati dalle case di riposo bresciane, che non vogliono prendere «misure così drastiche». Alle Rsa si uniscono le cooperative sociali, pilastro del welfare e dell’assistenza agli anziani: «Siamo in difficoltà, ci serve il sostegno dello Stato e degli enti locali, diversamente qualcuna dovrà chiudere».
La ragione dell’sos è il medesimo: l’aumento dei costi (dall’energia elettrica al gas, dal carburante ai pasti) che stanno scassando i bilanci. Un problema economico, in aggiunta ad altri ormai strutturali, come la mancanza di personale: medici e infermieri, ma anche operatori socio-sanitari (Oss) e ausiliari socio-assistenziali (Asa). Lo stato (preoccupante) dell’arte è stato illustrato ieri nella sede di Confcooperative da Alberto Festa (presidente di Federsolidarietà Brescia), Giulio Sormani (vice), Nicoletta Benedetti (vice presidente provinciale di Uneba, l’Unione nazionale istituzioni e iniziative di assistenza sociale), Gianbattista Guerrini (presidente della Casa soggiorno di Bedizzole e componente del comitato scientifico di Upia, l’Unione provinciale istituti per anziani). Soggetti diversi legati dalla finalità comune, il benessere degli anziani e dei fragili.


