«La pandemia è come un incendio a cui va tolto ossigeno»

Il contagio va fermato ora, entro due o tre giorni al massimo. Anche con misure drastiche. «Per salvare l’economia e i posti di lavoro» cento scienziati italiani hanno lanciato un appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Più tempo si aspetta, più gli interventi che si prenderanno dovranno essere duri, durare più a lungo, producendo quindi un impatto economico maggiore», spiegano i cento ricercatori facendo riferimento alle proiezioni dei dati elaborate dall’Accademia dei Lincei del fisico Giorgio Parisi, secondo cui il raddoppio dei decessi che si sta osservando ogni settimana potrebbe portare a breve a 400-500 morti al giorno.
«Per fermare la pandemia da Covid-19 servono azioni energiche e immediate: come si dovesse togliere l’ossigeno a un grosso incendio», concorda il professor Stefano Calza, che a Brescia insegna Statistica medica all’Università statale e che inevitabilmente da inizio anno sta raccogliendo ed esaminando l’evoluzione di questa emergenza sanitaria nella nostra provincia.
Prof. Calza, sfatiamo subito il primo dubbio: siamo di fronte alla seconda ondata della pandemia? «Direi piuttosto che ci siamo dentro in pieno, anche se tutti abbiamo sperato che non accadesse, nonostante la maggioranza degli epidemiologi e infettivologi ci dicesse da tempo che il virus non era scomparso. Dopotutto se la Storia ha la tendenza a ripetersi, anche il fenomeno delle epidemia non è da meno».
In che senso? «La più grande e famosa epidemia pre-Covid fu la celeberrima "influenza Spagnola", che esplose nell’emisfero Nord nella primavera del 1918 per poi diffondersi a livello mondiale e assurgere così al grado di pandemia. L’influenza Spagnola causò un numero enorme di decessi, con stime che vanno da circa 17 fino a 50 milioni di persone su una popolazione mondiale di circa due miliardi. Ebbene, quell’epidemia ebbe ben tre ondate in successione: una prima nel marzo 1918, una seconda tra settembre e novembre dello stesso anno, più letale della prima, ed una terza ad inizio del 1919».
Le prospettive insomma non sono rosee: vi sono altri aspetti in comune tra il virus dell’influenza Spagnola e il Sars-CoV-2, responsabile del Covid-19? «Il mondo e la medicina di oggi non sono gli stessi di cento anni fa. Tuttavia, se vi è un aspetto in comune con l’influenza Spagnola è la sua crescita esponenziale».
Un indice che in questo momento sta motivando tutte le restrizioni imposte dal Governo e dai vertici regionali. Perché dobbiamo preoccuparci? «Tutti i giorni, nella vita comune, ancora prima della pandemia da Covid-19 assistavamo a fenomeni che si comportano seguendo un andamento, almeno in parte, esponenziale. Se dimentichiamo sul tavolo della cucina una fetta di carne cruda, dopo non molto tempo marcirà in conseguenza dello sviluppo di microrganismi. Questi batteri crescono seguendo uno schema esponenziale: molto lentamente all’inizio per diventare progressivamente più rapido con il passare dei giorni. Anche la fase iniziale dello sviluppo di un embrione segue una crescita esponenziale, con raddoppio del numero di cellule ad ogni ciclo di divisione per passare da una singola a cellula a 32-64 nel giro di 4-5 giorni. Un incendio che divampa in un bosco segue una crescita esponenziale, e sappiamo come sia difficile domare un incendio esteso. Un esempio più roboante, nel senso letterale del termine, è la fissione nucleare il fenomeno alla base delle reazioni nucleari negli impianti di generazione dell’energia, ma anche nelle bombe atomiche. Ebbene in questo secondo caso si parla di un fenomeno con crescita esponenziale, volutamente veloce e per definizione non controllata. L’esito è noto a tutti e dà l’idea delle potenzialità, devastanti, di una crescita incontrollata».
Lo stesso rischio che stiamo subendo con il costante diffondersi del Coronavirus? «Il contagio virale segue esattamente lo stesso schema. Non abbiamo neutroni che urtano atomi liberando altri neutroni, qualcuno in più ad ogni ciclo rispetto a quelli iniziali, bensì soggetti che contagiano altri soggetti, ovvero nuove copie del virus che vanno ad aumentare il carico virale circolante. Se immaginassimo un andamento esponenziale con un raddoppio del numero ogni 7 giorni, partendo da 1.000 soggetti positivi in capo a 4 settimane sarebbero già 16.000, per diventare 256.000 nelle 4 settimane successive».
È indispensabile però fare una distinzione tra contagiati e malati, non le pare? «È bene sottolineare come il trend di crescita esponenziale non riguardi solo il numero di positivi al tampone, la maggior parte dei quali sappiamo essere paucisintomatici o asintomatici, ma anche il numero di posti occupati nelle Icu (terapie intesive) e purtroppo anche il numero di decessi. Il valore numericamente piccolo del tasso di mortalità del Covid-19, che l’Oms stima nell’ordine dello 0.5%-1% degli infetti, conferisce un falso senso di sicurezza. La percentuale è minima ma, se applicata ai numeri elevati di positivi che ci possiamo aspettare nelle prossime settimane, porterebbe a un numero di decessi importante. Per dare un’idea: se il 22 ottobre in tutta Italia abbiamo identificato circa 16.000 nuovi soggetti positivi, al ritmo attuale potremmo arrivare a un totale di quasi 170.000 nuovi positivi in una settimana a partire da oggi, che potrebbe significare il decesso di circa 1.700 persone, solo per la diffusione attribuibile a quella singola settimana. In un mese sarebbero circa 25.000, un numero nell’ordine di grandezza della popolazione di un intero paese come Chiari»
I numeri dei contagi registrati negli ultimi giorni in effetti confermano questo trend. «Questo andamento è rappresentato dall’ormai tristemente noto numero di riproduzione di base, ovvero R, che indica il numero medio di persone a cui un soggetto infetto trasmetterà il virus. Con un valore di R pari a 2, ad esempio, porterà mediamente 2 nuovi infetti. I quali a loro volta diffonderanno il virus. Il morbillo ha uno dei valori più alti di R, a circa 15, mentre per il Sars-CoV-2 le stime dicono 2,5-3. Il numero di riproduzione non è tuttavia un valore costante nel tempo: parliamo infatti di R0 come il valore di riproduzione di base, ad inizio epidemia, mentre con il passare del tempo parleremo di Rt, inteso come numero di riproduzione effettivo»
Quali sono i fattori che condizionano quest’indice? «Innanzitutto il numero di contatti di un soggetto infetto. Il secondo aspetto da non trascurare è la probabilità che un soggetto infetto, venuto a contatto con un altra persona, possa veicolare il virus. E il terzo fattore da considerare è il tempo che un soggetto rimane nella condizione di poter diffondere il virus».
Ecco dunque spiegata la genesi del lockdown? «In effetti, riflettendo su questi tre aspetti risultano più chiari alcuni interventi attuati già nei mesi scorsi. Ridurre i contatti si è tradotto in un lockdown e successivamente nel distanziamento. L’uso di dispositivi di protezione, guanti e mascherine, oltre alla disinfezione, portano a ridurre la probabilità che avvenuto un contatto tra soggetti si verifichi la trasmissione del virus. Il tracciamento dei soggetti positivi porta invece a ridurre il tempo a loro disposizione per poter diffondere il virus. Complessivamente una o più di queste misure hanno un impatto diretto sul valore di Rt, e come tale sulla velocità di crescita della curva».
La nostra speranza è che in qualche modo si riesca a fermare il trend della pandemia. Come? «Arrestare un andamento esponenziale, una volta avviato, non è facile. Una reazione di fissione nucleare o un incendio si andranno esaurendo una volta terminato il materiale combustibile. Per la diffusione del virus significa ridurre in modo importante il numero di soggetti sensibili all’infezione. Ci verrà in soccorso in questo obiettivo il vaccino, che indurrà in tempi rapidi quella che viene comunemente definita l’immunità di gregge: se i soggetti passibili di essere contagiati diventano rari (per il Covid-19 si parla di meno del 40%) il virus non troverà facilmente "combustibile" per la propria diffusione e tenderà a svanire. Ma serviranno molti mesi per avere un vaccino sicuro».
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