L’ultimo ricordo che ha del suo paese è «quando ci nascondevamo per sfuggire alle bombe». La prima immagine dell’Italia, «il paese di Carpenedolo: piccolo ma bello, ricco di edifici storici». Come se avesse chiuso gli occhi davanti a un film dell’orrore e riaprendoli si fosse trovata davanti una realtà rassicurante, non quella di sempre per ora perduta ma quella del luogo che l’ha accolta al termine della sua fuga dalla guerra.
«Durante il viaggio non sapevo come sarebbe stato, e anche per questo avevo paura; poi siamo arrivate e abbiamo trovato casa, cibo, persone pronte ad aiutarci in ogni modo», racconta oggi Kateryna Medvedieva, 21 anni, originaria di Vinnytsia, nell’Ucraina centrale. Dopo il 24 febbraio dell’anno scorso, quando è iniziata l'invasione, la città è stata colpita più volte dalle bombe russe: una è caduta anche a 400 metri dalla casa di Kateryna, mentre il 14 luglio tre sono state sganciate sul centro di Vinnytsia, uccidendo decine di persone tra le quali dei bambini. Ma lei fortuntamente era già altrove, lontana con la madre, la sorella di 13 anni e la nonna.




