La fuga di Kateryna che oggi studia data science alla Cattolica

La ventunenne vive a Carpenedolo con la famiglia dopo essere scappata dalle bombe di Vinnytsia, in Ucraina
La studentessa 21enne Kateryna Medvedieva  - © www.giornaledibrescia.it
La studentessa 21enne Kateryna Medvedieva - © www.giornaledibrescia.it
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L’ultimo ricordo che ha del suo paese è «quando ci nascondevamo per sfuggire alle bombe». La prima immagine dell’Italia, «il paese di Carpenedolo: piccolo ma bello, ricco di edifici storici». Come se avesse chiuso gli occhi davanti a un film dell’orrore e riaprendoli si fosse trovata davanti una realtà rassicurante, non quella di sempre per ora perduta ma quella del luogo che l’ha accolta al termine della sua fuga dalla guerra.

«Durante il viaggio non sapevo come sarebbe stato, e anche per questo avevo paura; poi siamo arrivate e abbiamo trovato casa, cibo, persone pronte ad aiutarci in ogni modo», racconta oggi Kateryna Medvedieva, 21 anni, originaria di Vinnytsia, nell’Ucraina centrale. Dopo il 24 febbraio dell’anno scorso, quando è iniziata l'invasione, la città è stata colpita più volte dalle bombe russe: una è caduta anche a 400 metri dalla casa di Kateryna, mentre il 14 luglio tre sono state sganciate sul centro di Vinnytsia, uccidendo decine di persone tra le quali dei bambini. Ma lei fortuntamente era già altrove, lontana con la madre, la sorella di 13 anni e la nonna.

Fuga nella neve

In marzo, infatti, la famiglia aveva saputo che i volontari di cui fa parte Anna Baydatska, docente di lingua russa nella sede di Brescia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, stavano organizzando un pullman per portare al sicuro i cittadini; e subito era partita per la Polonia. Alla frontiera, le quattro donne si sono messe in cammino per attraversarla: sette ore con i piedi nella neve, poche cose di bagaglio tra le mani, il gelo tutt’intorno. Finalmente l’approdo in Italia, nella Bassa bresciana, a Carpenedolo, dove il parroco don Franco Tortelli e la comunità hanno spalancato braccia e cuori.

110 e lode

Kateryna e la sua famiglia hanno potuto respirare di sollievo. Ma non solo. La ragazza ha anche ritrovato la serenità necessaria per continuare i suoi studi a distanza (come la sorella minore). Particolarmente dotata per la matematica, era iscritta al Politecnico di Vinnytsia, dove aveva ottenuto una borsa di studio grazie ai suoi meriti. Online, collegata dal paese della Bassa, è riuscita a laurearsi in Cyberg Security. Voto: 110 e lode. A quel punto la professoressa Baydatska le ha proposto di continuare a studiare iscrivendosi alla laurea magistrale in Applied data science for banking and finance della facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali dell’Università Cattolica.

Nuova vita

Kateryna, sostenuta in questa nuova fase da un premio di studio istituito da Fidapa (Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari) e da una borsa dell’Università Cattolica, ha accolto l’invito. Perchè Kateryna, si capisce parlandole, guarda con occhi limpidi al futuro. Nonostante tutto. E sorride spesso. Se le si chiede del suo paese, della guerra, non nasconde dolore e preoccupazione: lì ha lasciato gli zii e i cugini, oltre agli amici più cari. «Ogni giorno - dice - controllo con apprensione le notizie». Ma ci sono anche gli impegni all’Università («ho un esame proprio giovedì, sto studiando moltissimo»), i nuovi incontri («purtroppo l’ultimo pullman per Carpenedolo parte presto da Brescia, per cui non posso stare fuori la sera, ma ho già fatto amicizia con altri studenti...»), i progetti di svago («quest’estate mi piacerebbe visitare un po’ l’Italia»). Insomma, c’è la vita di una ventenne.

Non che tutto sia stato semplice da quando Kateryna è giunta in Italia: «faticavo soprattutto a comunicare perché non conoscevo una parola di italiano e ancora oggi prendo lezioni tutte le settimane grazie ai volontari che continuano ad aiutarci. Per fortuna in Università tutti parlano inglese, e anch’io per iscrivermi ho dovuto superare un esame in questa lingua». Inoltre l’Ucraina le manca: «Provo nostalgia per i miei amici, i locali in cui ci ritrovavamo, i paesaggi a me familiari, con tanto verde...». Ma a Brescia c’è il Castello che è «amazing», «un’università europea con un campus modernissimo» e un giorno, magari, anche altro. Se infatti le si chiede dove e come immagina il suo domani, Kateryna risponde: «Vivrò dove troverò lavoro. Vorrei fare la data analyst o la data scientist. Tornare in Ucraina? Certo mi piacerebbe, ma non ora, ora ho paura». Perché quel film spaventoso dal quale è fuggita non è ancora finito. E soprattutto non è un film.

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