L’emergenza degli animali rimasti soli a causa della pandemia

In un anno l’Atar si è fatta carico di circa 50 casi. L’attività dell’Ats, l’ambulanza per le urgenze
L'unità mobile della clinica veterinaria San Carlo - © www.giornaledibrescia.it
L'unità mobile della clinica veterinaria San Carlo - © www.giornaledibrescia.it
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C'è stata e c'è ancora oggi, un'emergenza parallela a quella sanitaria dovuta al Coronavirus. Problematiche che vanno ad appesantire situazioni già drammatiche per chi è colpito dalla malattia ma che proprio per questo non è in grado di accudire i propri animali domestici.

In più di un anno il Covid si è portato via centinaia di persone, che vivevano con cani o gatti o altri animali, e che con loro condividevano tutto. Improvvisamente le bestione si sono trovate sole, senza chi si prendesse cura di loro. In alcuni casi sono dovute intervenire le forze dell’ordine, che hanno poi contattato le associazioni animaliste, in altri casi sono stati i parenti, gli amici o i vicini di casa a occuparsi degli animali rimasti incustoditi.

La situazione. «In più di un anno - afferma Flavio Fisogni, presidente di Atar - ci siamo occupati di una cinquantina di casi, tra cani e gatti. A volte le bestiole sono tornate dai loro padroni, altre invece non è stato possibile perché queste persone sono mancate. Tutte situazioni drammatiche, che ricordo una ad una, come le storie di Red e Laila, o di Black, che sono riusciti a trovare una nuova famiglia. E come loro, quasi tutti gli altri». Atar - Associazione Tutela Animali Randagi - è stata tra le prime in città a rispondere all’appello lanciato dalla deputata Michela Vittoria Brambilla, che all’inizio della pandemia cercava spazi in cui ospitare gli animali rimasti soli a causa del Covid.

«Noi qui in via Orzinuovi avevamo diversi box liberi e così abbiamo dato la nostra disponibilità, e da allora non ci siamo più fermati». Inoltre i sessanta volontari, quando possono, si offrono di portare a spasso i cani di chi non può uscire di casa. Il Servizio Sanità Animale di Ats, guidato dalla dottoressa Laura Gemma Brenzoni, non si è occupato di casi simili in questi mesi, ma fa sapere che se necessario e con il Comune come tramite è sempre possibile ospitare per due settimane un animale d'affezione al canile sanitario. Se l'assenza dovesse prolungarsi oltre i quindici, giorni Ats affida la bestiola ai canili rifugio gestiti dalle associazioni.

L’unità mobile. Anche per rispondere alle urgenze di chi si è trovato o si trova in quarantena o si è ammalato, la clinica veterinaria San Carlo di Brescia ha deciso di allestire una Unità mobile di soccorso veterinario, una vera ambulanza riadattata al trasporto di cani o gatti con tutta la strumentazione necessaria per interventi d’emergenza: «Abbiamo l’ossigeno, monitor multiparametrico, barella spinale, pompa ad infusione, e tutti i presidi sanitari per soccorrere un animale in condizioni gravi», afferma Sara Finesso, dottoressa della Clinica. Il servizio - di utilità pubblica - è privato.

È attivo dalle 9 alle 19 e il numero a cui telefonare è 030 3792118. Risponde uno dei veterinari della clinica che poi interverrà per le urgenze in città e in una ottantina di Comuni limitrofi. «Non offriamo un servizio taxi per animali, ma di pronto intervento per i casi davvero gravi: dalle convulsioni alle ferite da incidente stradale. In questi tempi siamo stati chiamati anche da persone colpite dal virus che non sapevano come fare per aiutare il proprio amico a quattro zampe in condizioni di salute gravi». Le bestiole vengono portate poi alla clinica.

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