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Brescia e Hinterland

L'INIZIATIVA

L’appello di Pinky: «Aiuto per realizzare il nuovo Wall of dolls»

Giuliana Mossoni

Brescia e Hinterland
18 nov 2021, 10:47

Le bambole non sono tra le braccia delle bambine, non vengono accudite e coccolate per gioco. E non sono neppure tra i desideri delle letterine per Santa Lucia. In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne (il 25 novembre) a Brescia, così come a Milano, a Roma, a Genova, Venezia e Trieste, le bambole saranno appese a un muro, una a una. Sono tante, sicuramente troppe, oltre un centinaio. Perché rappresentano ogni donna vittima di femminicidio. Sono stati moltissimi, anche nel 2021, gli atti di violenza sulle donne. E tra questi numeri anche Brescia, purtroppo, conta qualcosa. Dopo via Lattanzio Gambara, il «Wall of dolls» (muro delle bambole) bresciano sarà allestito, questo mese di novembre, in piazza Garibaldi, all’angolo con via Calatafimi. Un luogo ancora più visibile e di passaggio, per far sentire in modo più netto il muto grido di dolore delle vittime. Esattamente come ha sempre desiderato Pinky, giovane donna di origini indiane, ma bresciana a tutti gli effetti, vittima di violenza alcuni anni fa, al punto di rischiare di morire bruciata per mano del marito.

Anche lo scorso 8 marzo Parvinder Aoulakh, questo il suo vero nome, ha appeso delle bambole al muro di via Solferino. Questa volta, la sera del 24 novembre alle 17, lo farà in piazza Garibaldi, in occasione di una cerimonia per la Giornata internazionale, insieme ad altre donne e realtà che si occupano del tema. Per fare questo lancia un appello ai bresciani, perché donino le bambole che hanno in casa e che non vengono più usate, da utilizzare per l’iniziativa del 24.

Due i punti di raccolta in città: nella Rsa Vittoria di via Calatafimi 1 o alla Lonati di via F. Lonati 3 (è possibile anche spedirle). «Il nostro obiettivo è sensibilizzare la popolazione, soprattutto i giovani - spiega Pinky - per favorire un cambiamento culturale ancora radicato nello stereotipo di genere. Lo facciamo ancora una volta attraverso un’installazione permanente di forte d’impatto visivo  come è il muro delle bambole: saranno alcune vittime di violenza ad appendere le prime, poi lasceremo spazio al pubblico presente. Ma abbiamo la necessità di raccoglierne un buon numero: per questo chiedo di farci avere le bambole che non si usano più. È un gesto che non costa nulla, ma simbolico per tutte noi».

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