Matteo Renzi va dicendolo da giorni: se si dovrà correre da soli, noi siamo pronti con tanto di simbolo. Anche dopo il veto posto dal Partito democratico e il nuovo approccio di Carlo Calenda con i Dem, il sogno di presentarsi alle Politiche del 25 settembre con un’alleanza centrista resta. Non si è ancora consumato un vero «addio», insomma, in realtà con il progetto del terzo polo. Sicuramente ci sperano ancora - convintamente - a Brescia, dove tutti hanno gli occhi puntati sul dialogo-scontro in corso tra Azione e il Pd, un piano sequenza che sta assomigliando sempre di più a una storia d’amore tormentata fatta di gelosie e di ripicche e che potrebbe quindi rinsaldare l’asse tra calendiani e renziani.
L'attesa
Il punto chiaro a tutti - da chi tifa per il terzo polo, a chi semplicemente ha come obiettivo quello di battere il centrodestra - è che da soli si può (correre), ma con dei compagni di viaggio è meglio. Il punto di svolta però, al momento, non è ancora stato raggiunto. E Italia Viva resta alla finestra, mentre cerca di capire quale sia l’effettivo spazio per le alleanze. Nell’arco delle ultime 48 ore Calenda ci ha ripensato e ha cambiato strategia. Prima si era proposto come candidato premier di una coalizione di centro qualora Mario Draghi fosse fermo sulla posizione di non tornare a Palazzo Chigi. Poi, ha aperto al Pd a cui ha proposto una sorta di patto repubblicano partendo dall’agenda del premier uscente, ma senza rinunciare a porre veti (dal no a Enrico Letta premier al niet su Luigi Di Maio in squadra). Il che rende la strada che potrebbe condurre all’accordo con il Partito democratico ancora alquanto scivolosa.




