Incidenti sul lavoro: nei primi tre mesi dell’anno 43 infortuni al giorno

Fra il 2021 e il 2022, Brescia ha registrato il maggiore aumento di denunce di infortunio in Lombardia: +43,2 per cento
Gli incidenti sul lavoro sono un'emergenza continua
Gli incidenti sul lavoro sono un'emergenza continua
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Ogni giorno, nel Bresciano, si verificano quarantatré incidenti sul lavoro. È la media del 2023. Nei primi tre mesi dell’anno ci sono state 3.927 denunce. Un crollo di oltre il 67 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso grazie al calo delle denunce da contagio Covid. I lutti nel trimestre sono stati 7, saliti a 8 con la morte di un operaio a Iseo alla fine di aprile. Esplodono le segnalazioni di malattie professionali: dalle 139 del gennaio-marzo 2022 alle 203 del primo trimestre 2023. Fra il 2021 e il 2022, Brescia ha registrato il maggiore aumento di denunce di infortunio in Lombardia: +43,2 per cento contro il +26,8 per cento regionale. Anche considerando gli effetti della pandemia sulla salute dei lavoratori, è una percentuale da vera e propria emergenza. L’anno scorso i morti sono stati 34 contro i 37 dell’anno precedente: meno tre, ma anche una sola vittima è troppo. E il fatto che la nostra sia una delle province più sviluppate e produttive del Paese non è certo una scusante: semmai il contrario.

Parole chiave

Prevenzione, formazione, controlli, sanzioni: sono le quattro parole chiave per garantire la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro. Se n’è parlato ieri all’incontro promosso dal centro studi della Saef, società che si occupa proprio di questi temi. Un convegno con al centro, in particolare, il ruolo assegnato al datore di lavoro dalla recente normativa. Da remoto è intervenuto Franco Bettoni, presidente dell’Inail (dall’altra sera facente funzione, dopo il commissariamento deciso dal Governo). «L’andamento degli infortuni mortali è drammatico - ha detto - e va contrastato con ogni mezzo». Sono necessari il «confronto e la sinergia fra istituzioni, parti sociali, lavoratori e imprese per diffondere la cultura della prevenzione». La cultura della sicurezza, secondo Bettoni, «è un bene che non deve essere coltivato solo nel perimetro ambientale, ma in ogni ambito di vita». Nella scuola, nel contesto familiare, a casa. 

Obbligo di formazione

Dal 2010 al 2022 l’Inail, attraverso i Bandi Isi, ha stanziato 3,059 miliardi a favore delle imprese per interventi di riduzione del rischio. Per il 2022 erano disponibili ben 333,3 milioni a fondo perduto con un massimo di 130mila euro per ogni singola azienda impegnata in progetti contro il rumore, le emissioni inquinanti, l’amianto, le cadute dall’alto, il rischio chimico, gli incendi e così via. La normativa più recente (il decreto legge 146/2021) ha introdotto alcune novità, illustrate dall’avv. Abramo Abrami, specializzato in diritto del lavoro. La più importante è l’obbligo della formazione da parte del datore di lavoro. Una misura necessaria, ha spiegato il legale, per rendere più responsabile l’imprenditore, che spesso - nelle piccole e medie aziende - è la stessa vittima dell’infortunio.

Tuttavia, la norma non è ancora in vigore: per essere applicata serve l’intesa nella Conferenza permanente Stato-Regione. C’era una data limite, il 30 giugno 2022, ma (com’è purtroppo costume in Italia) non è stata rispettata e si è ancora in attesa. Un’altra novità è l’obbligo di registrazione informatizzata dell’attività formativa fatta nelle aziende. La formazione, appunto, snodo centrale di una adeguata cultura sulla salute e sulla sicurezza nei posti di lavoro. «Essa - ha commentato il presidente Franco Bettoni (già alla guida nazionale dell’Anmil, l’associazione che riunisce i mutilati e gli invalidi del lavoro) - deve essere considerata, oltre che un obbligo giuridico, un processo educativo e una misura generale di tutela». Cominciando a seminare bene, innanzitutto, nel mondo della scuola.

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