Il pass verde dà speranza all’estate bresciana «ma non basta»

Il pass verde annunciato dal premier Mario Draghi per metà maggio dà speranza alle realtà bresciane che si nutrono di turismo. Da solo, però, non basta: le strutture ricettive e della ristorazione collocate qua e là nella nostra provincia sono concordi nell’affermare che la ripresa del settore potrà dirsi tale solo se al rilascio di questo certificato (per chi ha ricevuto entrambe le dosi dei vaccini autorizzati dall’Ema, per chi ha fatto un tampone con esito negativo nelle 48 ore precedenti oppure ancora per chi è guarito dal Covid) verrà abbinata una serie di altre attesissime misure. Come la possibilità di pranzare e cenare in tempi brevi anche al coperto, lo slittamento del coprifuoco e, ovviamente, come già previsto dal Governo, la cancellazione della quarantena per chi arriva dai Paesi dell’Unione Europea (e, sembra, anche da Stati Uniti e Israele, mentre dovrebbero rimanere le restrizioni per gli Stati nella black list).
Altrimenti, osserva Graziano Pennacchio, amministratore delegato di Visit Brescia, «i nostri diretti concorrenti, come Francia e Spagna, ci porterebbero via molti turisti. Basta, quindi, coprifuoco alle 22 e quarantena. I ristoranti non possono attendere il primo giugno per lavorare al chiuso, tra l’altro solo a pranzo. E, per questioni di agilità e costi, chiediamo che anche i tamponi rapidi siano funzionali al rilascio del pass verde per viaggiare».
In balia del meteo. Tra queste misure auspicate nel breve periodo agli agriturismi bresciani, in particolare, ne sta a cuore una e riguarda i pasti: «Non possiamo essere sempre in balia del meteo - aggiunge Gianluigi Vimercati, referente lombardo del settore per Confagricoltura nonché titolare dell’agriturismo Al Rocol di Ome -: quando piove deve essere concessa la possibilità di far accomodare i clienti all’interno. Che senso ha, altrimenti, aprire le porte dell’Italia agli stranieri se poi, di fatto, non possiamo dare loro da mangiare? Se le cose rimarranno così è facile che i turisti scelgano di andarsene altrove». Questo mese negli agriturismi bresciani le cose stanno andando bene: «I turisti di prossimità, di casa in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, arrivano il sabato a mezzogiorno e se ne vanno la domenica attorno alle 18: vengono da noi per fare esperienze nell’azienda agricola, mangiare in agriturismo e visitare la zona. Gli stranieri, da Germania e Nord Europa, stanno prenotando per luglio. La voglia di tornare da queste parti, insomma, c’è. Accogliamoli come si deve». È d’accordo Alessandro Fantini, vicepresidente di Federalberghi Brescia, che a queste richieste ne aggiunge un’altra: la possibilità di vaccinare il personale degli hotel «ovviamente dopo le fasce a rischio - precisa -: facciamo in modo che le nostre strutture diventino isole Covid-free».
Nuovi progetti. Sul futuro è ottimista: «La ripresa del settore passa da due fattori: il pass verde (nazionale) e green (europeo) e la campagna vaccinale che sta accelerando. Siamo quindi fiduciosi. Dal canto nostro non possiamo far altro che proporre tariffe corrette e flessibilità di cancellazione. Tutti insieme dobbiamo, però, concentrarci sul diffondere un’immagine positiva dell’Italia: mi auguro di non vedere mai più folle come quella di domenica a Milano».
Per il momento Fantini, titolare dell’hotel Ambasciatori di Brescia, più che di prenotazioni per l’estate parla di «richieste di informazioni che auspichiamo si traducano in conferme. Sono convinto che gli italiani che ci hanno (ri)scoperto l’anno scorso continueranno a farlo anche quest’anno e che gli stranieri che già ci conoscono torneranno da noi, soprattutto quelli non troppo distanti, che possono muoversi con mezzi propri». Le iniziative per rimettere in moto il turismo nel Bresciano non mancano. Ne sa qualcosa Pennacchio, che oltre a guidare Visit Brescia è il titolare dell’Hotel Sciatori di Temù: «Abbiamo un bel progetto di convention bureau per attrarre nella nostra provincia turismo business da Italia, Europa e mondo: Camera di Commercio, Loggia e Provincia dovrebbero finanziarlo con 70mila euro l’anno per tre anni. Le prime due ci hanno già dato l’ok, siamo in attesa che anche il Broletto si esprima».
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