Il freddo è in ritardo: si fa largo l’idea di posticipare i saldi ma c’è chi è contrario

Lo chiede Confesercenti: «La moda è in sofferenza». Massoletti (Confcommercio): «Slittare porta più rischi che benefici»
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"TROPPO CALDO, SALDI A FEBBRAIO"
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Quanto è bello comprare un cappottino nuovo e indossarlo subito? Ma con questo caldo, come si fa: si acquista comunque il capo scelto e lo si ripone nell’armadio fino a quando le temperature lo renderanno portabile o si attende il freddo vero prima di alleggerire il portafoglio?

I più aspettano, magari spendono per altro. E i negozianti che quel cappottino ce l’hanno in vetrina ormai da settimane fanno due conti, si preoccupano, in alcuni casi si arrabbiano, si arrangiano da soli lanciando offerte o cercano una soluzione insieme. Succede anche a Brescia e provincia, dove la Fismo (Federazione italiana settore moda) di Confesercenti rappresentata nella Lombardia Orientale da Francesca Guzzardi ha avanzato una proposta concreta: posticipare dal 5 gennaio al 3 febbraio la data di inizio dei saldi invernali.

Uno slittamento «necessario - sostiene la presidente nonché titolare di un’attività del centro -: una stagione così corta non consente ai negozi di pagare né le spese fisse né i fornitori e mette quindi a rischio l’intera filiera».

A suo avviso il cambio di data «s’ha da fare», ma «non è la soluzione. Bisogna aprire un dibattito, la questione va affrontata a monte, la politica ascolti la voce dei negozi di vicinato. È in atto un cambiamento, dettato anche da questo clima, e non va sottovalutato».

Voglia di nuovo

Il comparto dell’abbigliamento «è in sofferenza - lamenta Guzzardi - principalmente per tre motivi: l’aumento dei prezzi che ha interessato tutti i settori, la pressione psicologica generata dagli eventi avvenuti in Europa e nel mondo e il cambiamento climatico che sta bloccando il nostro lavoro. Abbiamo avuto un maggio piovoso, un luglio talmente caldo da non consentire alle persone di uscire di casa e ora abbiamo a che fare con un ottobre da temperature oltre la media che sta dando un’ulteriore batosta alle nostre finanze. Lo slittamento della data di inizio dei saldi invernali permetterebbe alle imprese, fortemente penalizzate dalle scarse vendite, di recuperare almeno una parte dei profitti».

La Fismo Confesercenti, a livello nazionale, l’ha chiesto in una lettera inviata nei giorni scorsi al presidente della Conferenza Stato-Regioni Massimiliano Fedriga: «Rivediamo le norme sui saldi e sull’eccesso di promozioni che sta distorcendo il mercato e introduciamo un regime fiscale agevolato per i piccoli negozi di vicinato sotto i 400mila euro l’anno di fatturato», è la proposta di Benny Campobasso, presidente nazionale della Fismo Confesercenti.

Non la pensano tutti così, però. Per Carlo Massoletti, numero uno di Confcommercio Brescia, «potrebbero esserci più rischi che benefici: bisogna fare un’attenta valutazione, ancora in corso tra i nostri associati. Posticipare la data potrebbe infatti rendere inutili i saldi: a febbraio chi doveva acquistare potrebbe averlo già fatto e probabilmente avrà voglia di cose nuove. Nella migliore delle ipotesi, comunque, si spingerebbe più in là la possibilità di fare fatturato. A mio avviso è più proficuo mantenere la situazione così com’è: i saldi devono arrivare dopo il Natale per finire le scorte di magazzino e per stimolare i consumatori. Più avanti perderebbero il loro fascino commerciale».

Paltò in vetrina

Che i cappotti e i pullover siano difficili da vendere quando fuori ci sono 20 gradi lo sa anche Massoletti: «Non si acquista il "paltò", ma la camicia e il completo sì: la gente non smette di comprare perché fa caldo, la voglia di qualcosa di nuovo rimane».

Forse anche per via delle promozioni che i negozi fanno in altri periodi, le ultime stagioni dei saldi non sono state brillanti. Quelli invernali «erano partiti bene - ricorda il presidente - a gennaio, poi hanno subìto un rallentamento. A un certo punto si ha voglia di novità». Sottotono, lo dice questa volta Confesercenti, sono stati pure i saldi estivi. Il dibattito, in questo strano autunno, è quindi aperto. E a Brescia è particolarmente caldo.

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