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Il figlio di Frank: «Sorrentino voleva 15mila euro»


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29 mag 2019, 19:39
Marco Seramondi, figlio di Frank e Vanna, posa con il ritratto dei genitori - © www.giornaledibrescia.it

Marco Seramondi, figlio di Frank e Vanna, posa con il ritratto dei genitori - © www.giornaledibrescia.it

«Avevano chiesto 15mila euro a mio papà per fare piazza pulita dagli spacciatori davanti alla nostra pizzeria. In che modo, di preciso, però non lo so. Quello che so è che mio papà quei soldi non glieli ha mai dati, so anche che non abbiamo subìto minacce, ma che nonostante questo io ho avuto paura». A parlare, al processo a carico di Massimo Sorrentino - il proprietario del ristorante «I tre Monelli» di via don Vender accusato a vario titolo, insieme ad altri 17 imputati, di estorsione con metodo mafioso, ricettazione, violenza sessuale di gruppo, spendita di banconote false, incendio doloso, corruzione, traffico di cocaina, accesso abusivo a sistemi informatici e rivelazione di segreti d’ufficio - è Marco Seramondi, 45enne figlio di Francesco, per tutti Frank, ucciso l’11 agosto del 2015 insieme alla moglie Giovanna, nella sua pizzeria al taglio della Mandolossa.

Le dichiarazioni dell’imprenditore, che dal padre assassinato dal rivale in affari ha ereditato il business delle pizzette e delle brioches h24, paiono depotenziare, almeno limitatamente a questo capo d’imputazione, l’accusa che il pm Paolo Savio ha formulato a carico di Sorrentino e di uno dei suoi presunti complici, Marco Garofalo. Seramondi ha riferito di diverse visite ricevute, nottetempo, dal primo all’inizi di agosto del 2015 e anche del suo intervento, in un’occasione, per fare allontanare alcuni pusher dal piazzale del suo negozio.

«In una di queste occasioni - ha riferito Seramondi - mio padre mi disse di salvare le immagini di videosorveglianza e di prendere nota della targa dell’auto. Mi disse anche che si trattava di persone che avevano mani dappertutto, che non aveva intenzione di accettare la loro offerta, ma che non c’era nulla da temere». Tanto più che, dopo aver declinato la protezione, poche ore prima di morire sotto i colpi esplosi dal fucile a canne mozze impugnato da Mohammad Adnan - il pachistano concorrente in affari incapace di sopportare il suo successo commerciale - Frank è con la moglie a cena proprio da «I tre Monelli». È a casa dell’uomo oggi accusato di aver tentato di estorcergli con la violenza 15mila euro.

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