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Brescia e Hinterland

L'INCONTRO

Il discorso di Del Bono agli «Stati Generali della Cultura»

Lisa Foresta

Brescia e Hinterland
6 lug 2022, 17:27
Emilio Del Bono, sindaco di Brescia - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it

Emilio Del Bono, sindaco di Brescia - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it

Martedì 5 luglio si è tenuta l’annuale edizione dell’evento «Stati Generali della Cultura», a cura del Sole 24 Ore, dedicato allo sviluppo dell’industria culturale italiana. Nel calendario di incontri, il focus su «Le Capitali della Cultura: le legacy del domani» con ospiti i sindaci di Brescia e Bergamo, Emilio Del Bono e Giorgio Gori.

L’incontro si apre con una riflessione di Marta Cagnola, Giornalista di Radio 24, su «La città illuminata», il titolo scelto per l’evento del 2023, Brescia e Bergamo Capitali della Cultura. La parola «illuminata» - spiega la giornalista - , può essere interpreata sia come sinonimo di «luce della speranza», in ricordo di quello che c’è stato, sia come «dotato di una saggezza consapevole», una missione che per le due città è chiaramente un occasione di vetrina, che vuole anche dare un'impronta duratura in un territorio noto per la sua produttività, la sua energia, che ora accende un altro tipo di luce.

Il discorso del sindaco di Brescia

L’espressione «due città, una capitale è una provocazione», soprattutto per due città che si sono sempre sentite un po' in competizione tra di loro, ma che al tempo stesso sono state abituate a lavorare insieme. Un senso di solidarietà, che si è poi confermato nella stagione del Covid. 

«Due città straordinarie, parzialmente sconosciute» da sempre percepite come città dell’industria e della manifattura, per cui questo avvenimento, può essere un'occasione per dare luce al territorio, a livello internazionale. «E qui mi riferisco ad un tema, che il ministro della cultura ha detto più volte, sul quale mi trovo molto d’accordo, che c’è tutta un’Italia da scoprire. Perché noi abbiamo, a livello internazionale, puntato molto sulle grandi città d’arte, che oggettivamente hanno problemi anche di saturazione e di collasso di tenuta, ma c’è un'enorme Italia sconosciuta che quando viene scoperta lascia a bocca aperta».

Concentrandosi poi su Brescia, il sindaco sottolinea anche un’altra finalità della cultura: quella di unire le comunità. Soprattutto in una città come Brescia, in cui «un cittadino su quattro è di provenienza straniera, eppure la cultura è elemento di orgoglio non solo per i cittadini ma anche per i nuovi cittadini, che si riconoscono in questa identità, in questa loro città».

Quando il Presidente della Repubblica venne in città, in occasione dell’inaugurazione del restauro della Vittoria Alata, disse: «l’Italia ripartirà dalla cultura». In una città manifatturiera, come Brescia, fu in qualche modo una sorpresa, poiché le persone erano preparate ad un ragionamento più proteso al recupero e alla rinascita economica. «In realtà le due cose stanno insieme - dice il sindaco - non solo perché la cultura è anche economia, ma anche perché la nostra impresa è una cultura d’impresa», per cui se nel territorio c’è questa diffusa capacità di autogestione, da parte dei piccoli imprenditori, deriva anche da una dimensione culturale. «Queste due cose stanno insieme - continua - e credo che “territorio Brescia Bergamo” possa rappresentare da questo punto di vista una curiosa novità».

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