Il Covid cambia il lavoro: non si trovano gli stagionali

Lo tsunami sanitario ha spinto molti precari a cercare strade alternative rispetto alle tradizionali
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IL TURISMO RIPARTE SENZA STAGIONALI
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Certe increspature prima non c’erano. Il mondo del lavoro era frammentato, ma riconoscibile nelle sue fluttuazioni. Poi è arrivato lo tsunami sanitario che ha travolto tutto e ha dato vita a un nuovo scenario del welfare, tutto ancora da interpretare. Così, mentre sullo sfondo si susseguono i decreti che man mano sbloccano pezzi interi di società, anche il microcosmo delle professioni sommerse - a partire dai lavori stagionali - prova a cambiare pelle e a ripartire. 

Lo scenario che appare anche nel territorio di Brescia è però parecchio composito: da una parte molti lavoratori interinali hanno nel frattempo preso altre strade e cambiato professione, dall’altra piccole e medie aziende della provincia segnalano la difficoltà nel trovare profili adatti alle proprie esigenze, in vista della stagione estiva. Nel mezzo – come spesso accade - c’è la verità, quella raccontata da un agente di settore indipendente: «Nelle ultime settimane hanno ripreso a crescere le domande e le offerte di lavoro stagionale. A pesare è sicuramente il prossimo inizio della stagione estiva, gli allentamenti delle misure del governo e le prospettive turistiche. Così il settore si sta riorganizzando, soprattutto sui laghi bresciani».

Poche certezze. Come da tradizione, nella mappa bresciana dei lavoratori stagionali a guidare la classifica sono Garda e Sebino, ma con la riscoperta del mondo della montagna nell’anomala estate 2020 anche la Valcamonica ha acquistato nuovo vigore sulla portata dei precari estivi. Una ripartenza che comunque resta segnata da molti dubbi. D’altronde il mondo dei lavori interinali è sempre stato una giungla, ma oggi più che mai anche in questo ambito regna l’incertezza. «Effettivamente – continuano i titolari dell’agenzia interinale - oggi troviamo una certa difficoltà ad intercettare lavoratori che corrispondano alle posizioni ricercate dalle imprese». A confermare il fenomeno è il titolare di una piccola impresa bresciana, che preferisce rimanere anonimo: «Fino al 2019 - racconta - non c’erano problemi a trovare lavoratori stagionali. In poche settimane di reclutamento venivano assunti ragazzi o anche precari che arrotondavano il loro stipendio durante l’estate. Quest’anno sembra tutto diverso».

Una difficoltà nel far combaciare domanda e offerta che sembra aver tratto origine nello scorso anno, quando (almeno nel nord Italia) la stagione turistica estiva partì con molto ritardo rispetto al solito. Per molti l’attesa sfiancante di quei mesi significava nessuno stipendio e portafoglio vuoto, così in migliaia hanno scelto altre professioni, seppur precarie, di fatto eliminandosi dalle liste predisposte dalle agenzie interinali. Secondo quanto riferito da diverse agenzie di settore, a reggere sono invece i numeri dei lavoratori impiegati nelle aziende agricole come braccianti nei campi di ortaggi e frutta. Una necessità più che una scelta, sia per datori di lavoro che per operai agricoli. Forse è ancora presto per osservare in maniera nitida i movimenti del mondo del lavoro precario nell’epoca Covid e post Covid e nel mutamento genetico del complesso delle professioni continuerà a pesare come un macigno l’andamento dell’emergenza sanitaria e quello della campagna vaccinale. Ma i primi segnali testimoniano quanto il precariato, a Brescia come altrove, si sia persino indebolito rispetto a poco meno di diciotto mesi fa.SocietàIl mercato del lavoro in vista dell’estate

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