Brescia e Hinterland

Il Comune di Brescia mappa i tetti della città per realizzare un «catasto solare»

L’idea punta a trasformare in comunità energetiche le scuole, ma mancano ancora i decreti attuativi
Sanpolino è tra i quartieri che hanno il maggior numero di tetti piani - © www.giornaledibrescia.it
Sanpolino è tra i quartieri che hanno il maggior numero di tetti piani - © www.giornaledibrescia.it

Quanta energia da fotovoltaico si può potenzialmente produrre in città sfruttando i tetti degli edifici? Per saperlo bisogna partire da un altro dato chiave: il numero (e la collocazione) delle coperture urbane piane idonee a «reggere» (anche dal punto di vista statico) l’installazione dei pannelli.

Per questo la Loggia, da più di qualche settimana, è alle prese con un lavoro di mappatura dei tetti del capoluogo. Un impegno - in capo al Servizio tecnico del settore pianificazione urbanistica e trasformazione urbana - dal quale potrebbe nascere una sorta di «catasto solare» della nostra città.

Dal cielo

Attraverso le ortofoto (tradotto: gli scatti aerei), le riprese dall’alto e le mappe virtuali, il Comune si sta così preparando alla sfida delle comunità energetiche, ma la ricognizione servirà anche per ragionare sull’opportunità di prevedere e realizzare i tetti verdi. «Rientra tutto nell’ambito del progetto Un filo naturale - ricorda l’assessora all’Urbanistica Michela Tiboni -: la mappatura è su tutta la città, ma ovviamente in prima battuta nel dettaglio ci si concentrerà sul patrimonio immobiliare pubblico».

Geolocalizzare è il primo passo, ma per ottenere la cartina della «Brescia solare» servirà una fase due: «Il passaggio vero sarà quello della verifica statica delle strutture, che vedrà al lavoro il Settore edilizia» conferma l’assessora. Un quadro urbanistico completo sullo «stato di salute» dei tetti della città, unito alla mappatura in corso, potrà in sostanza supportare l’Amministrazione in una pianificazione e gestione energetica basata sulle rinnovabili.

L’ostacolo

Tiboni sta lavorando alla proposta in tandem con Camilla Bianchi, titolare della delega all’Ambiente. Che intravede nelle scuole il potenziale «progetto pilota» per istituire delle comunità energetiche efficienti: «Sono gli edifici perfetti, perché nel periodo estivo, ovvero quello di massima produzione di energia solare, sono chiuse e dunque possono diventare ottime donatrici, ad esempio, per il raffrescamento di altre strutture» sottolinea Bianchi.

È presto per dire quando e da dove si partirà: «Il percorso ha preso avvio, ma il tema nel dettaglio verrà affrontato e sviluppato all’interno della Cabina di regia, nell’ambito del Piano aria e clima» sottolineano Tiboni e Bianchi. Anche perché sul fronte delle comunità energetiche rinnovabili (Cer), per quanto Brescia possa farsi trovare pronta, manca ancora lo snodo fondamentale: i decreti attuativi. «Ancora non si sa, ad esempio, a quanto deve ammontare la potenza prodotta» ricorda l’assessora all’Urbanistica.

Nonostante il decreto legislativo 199/2021 che definisce le Comunità energetiche rinnovabili sia stato emesso nel novembre 2021, infatti, tutti sono in attesa da ormai più di un anno degli atti che ufficialmente definiscono «le regole del gioco», ovvero i dettagli tecnici per consentire alle Cer di diventare realtà. Un ritardo mastodontico, specie se si pensa che il tempo massimo previsto dalla legge per emanare le direttive era ben scandito: «entro sei mesi».

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