Brescia e Hinterland

I Pos sono più che raddoppiati in quattro anni nel Bresciano

I discussi dispositivi per i pagamenti digitali sono passati da 42mila a 93mila in tutta la provincia, a dispetto delle polemiche
Arianna Colzi
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POS O CONTANTI?

Pos sì o Pos no? Semplice la domanda, molto meno la risposta. A svettare oltre le polemiche politiche degli ultimi giorni sono i numeri. Secondo i dati di Bankitalia, c’è una crescita evidente sia per quanto riguarda la diffusione dei Pos sia per il numero delle operazioni con carte di credito e bancomat: attualmente in Italia sono circa 3,7 milioni i primi (quasi due milioni in più rispetto al 2016); raddoppiato anche il numero di transazioni: in sei anni, dal 2014 al 2020, sono passate da 563.042 a 1.061.003.

In provincia di Brescia il trend rispecchia e va oltre l’andamento nazionale: se nel 2016 i Pos erano più di 42mila, nel 2020 risultavano più del doppio (93.296). Un numero molto alto, secondo solo a quello di Milano (376.175): per fare un raffronto, i «cugini» bergamaschi nel 2020 registravano «solo» 52mila dispositivi per i pagamenti elettronici (37.133 quattro anni prima). In Lombardia, sempre dal 2016 al 2020, si è passati da 361mila a 735mila Pos.

Ormai tutto, dalla spesa al caffè, può essere acquistato con pagamento digitale, anche se sono in molti a non digerire l’addio progressivo al contante. Una tendenza che ha subìto un’accelerata notevole soprattutto con l’arrivo della pandemia, che ha cambiato le abitudini e i consumi di molti.

Il «nodo» commissioni

Il punto della discordia è quello relativo alle commissioni che le associazioni di categoria considerano un aggravio che pesa solo sulle loro spalle, a cui si aggiungono i costi relativi all’acquisto del dispositivo. Ma in che percentuale le commissioni intaccano il guadagno di un commerciante? Premessa: ogni servizio o circuito bancario impone una commissione differente e variabile. In linea generale, l’importo non supera mai il 2%.

Secondo uno studio realizzato da Euromonitor Consumer, la commissione media in Italia è dell’1,1% della transazione totale: un dato inferiore rispetto alla media europea (1,2%) e molto al di sotto della percentuale degli altri Paesi membri come Olanda e Svizzera (1,6%) e Germania (1,5%).

Nonostante questo e l’aumento delle transazioni, l'Italia rimane comunque fanalino di coda rispetto al resto dell’Unione.

Il dibattito

Il dibattito si è infiammato nelle ultime settimane, polarizzandosi tra favorevoli e contrari a un più ampio ricorso al contante. Ad accendere la scintilla è stata la misura inserita nella bozza della Legge di Bilancio che porterebbe a 60 euro il limite per l’obbligo di accettazione dei pagamenti elettronici, di fatto rivoluzionando il provvedimento messo in atto dal governo Draghi che non prevedeva alcun tetto minimo di spesa.

L’obbligo di avere il Pos per esercenti e commercinanti è stato istituito ormai dieci anni fa dal governo Monti: è stato però solo con l’esecutivo Draghi che sono state istituite le sanzioni per chi non consente di pagare con carta di credito o bancomat. La multa è di 30 euro più il 4% della transazione negata. Un provvedimento che non ha mancato di suscitare malcontento.

Tornando alla misura voluta dal governo Meloni, continuano anche i colloqui con la Commissione europea e non sono escluse eventuali modifiche o cambi di passo: oggi scade il termine per presentare gli eventuali emendamenti in materia.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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