I lavoratori invalidi non perderanno l’assegno mensile

Un’ingiustizia sanata, una retromarcia su un provvedimento assurdo che andava a colpire la fascia più fragile della popolazione. In Commissione Finanze al Senato è stato approvato un emendamento molto importante al Dl fiscale: verrà ripristinato l’assegno per gli invalidi parziali che prestano attività lavorativa. «Manteniamo la promessa fatta a famiglie e associazioni che lottano per l’inclusione», commenta il ministro del Lavoro Andrea Orlando.
Nelle scorse settimane infatti si è assistito a una sollevazione popolare contro una misura particolarmente odiosa: quella appunto che prevedeva la revoca dei 287,09 euro al mese a fronte di una riduzione della capacità lavorativa fra il 74 e il 99%. L’Inps avrebbe corrisposto tale beneficio soltanto in caso di inattività. Tradotto significa che un piccolo lavoretto da poche centinaia di euro sarebbe bastato per perdere l’indennità, con buona pace di ogni politica di inclusione. Una sorta di aut aut lanciato a persone in condizione di svantaggio: o il lavoro o l’assegno. Il cambio di rotta delle ultime ore rappresenta una vittoria dei disabili e del buon senso.
«Certo - rileva il presidente di Anffas Brescia, Giorgio Grazioli - come sempre con le Finanziarie bisogna aspettare fino all’approvazione definitiva, però è stato sostanzialmente corretto il tiro. Questo è frutto anche delle reazioni delle associazioni, delle famiglie e delle forze politiche che hanno chiesto il ripristino dell’assegno. L’emendamento approvato va nella direzione della giustizia sociale: il sistema ha dimostrato di avere i suoi anticorpi e di funzionare».
Il lieto fine dunque c’è, anche se resta un retrogusto amaro per il tetto, davvero molto basso, dei 4.931,29 euro di reddito annuo per poter accedere all’assegno. Questa condizione non pare destinata a cambiare. C’è tuttavia un’altra buona notizia che viene dal Senato: con un altro emendamento vengono riconosciuti significativi sgravi fiscali e contributivi per le imprese innovative che assumono, come dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo, lavoratori con disturbo dello spettro autistico nella misura di due terzi del personale.
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