Brescia e Hinterland

Giornata per l'eliminazione della violenza contro le donne, l'Arma in più contro gli abusi

Numeri e parole dei carabinieri specializzati nelle violenze di genere. Locali ad hoc per offrire accoglienza e ascolto
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

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UNA STANZA TUTTA PER SE'

Ricordare le vittime, sensibilizzare la società civile, offrire riflessioni. Scopo della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, istituita nel 1999 e da allora celebrata ogni 25 novembre, è soprattutto questo: dare risposte a chi, ne sia consapevole o meno, si ritrova tra le numerose vittime o rischia di accrescerne le fila. L’Arma dei Carabinieri interpreta questo compito da sempre. Da anni lo declina con competenze e funzioni sempre più specifiche; un’evoluzione in linea con l’evoluzione dei fenomeni e degli sviluppi legislativi che hanno contraddistinto gli ultimi tre lustri: dalla legge che punisce lo stalking a quella che istituisce il codice rosso.

I numeri

L’esito dell’impegno dei Carabinieri è rappresentato plasticamente dai numeri totalizzati nell’ambito della violenza di genere. Dall’inizio del 2022, nella sola provincia di Brescia, sono stati 52 gli arresti compiuti, 537 le denunce raccolte, 269 le persone offese indirizzate ai centri antiviolenza della città e della provincia. L’intervento dei carabinieri si è tradotto anche in 48 ammonimenti del questore, in 19 allontanamenti dalla casa familiare, in 42 divieti di avvicinamento e in 9 divieti di dimora. Numeri, assicurano i vertici dell’Arma provinciale, in linea con le tendenze nazionali. Nelle statistiche non rientrano tutti quegli interventi che non si traducono in fascicoli e che rappresentano il cuore dell’opera dei carabinieri in materia di violenza di genere: ovvero l’ascolto offerto a chi porta in caserma il suo rapporto malato, la sua dignità violata, la sua cronica paura, la sua implacabile vergogna.

L’impegno dell’Arma in tema di prevenzione e repressione di violenze di genere veste anche le divise di numerosi operatori specializzati e formati ad hoc. Negli organici dei Carabinieri di Brescia c’è spazio per un referente provinciale sulla violenza di genere. Si tratta di una figura di collegamento tra il Comando generale dell’Arma e le stazioni della provincia: supervisiona le denunce raccolte sul territorio, interviene personalmente nei casi più delicati e complessi, soprattutto quelli che riguardano giovanissime vittime. Si relaziona con Roma e da Roma raccoglie indicazioni su trend e tecniche di intervento che poi mette a fattor comune con compagnie e stazioni.

Le persone

Lo specialista bresciano della materia è il maresciallo capo Federico Odelli, in servizio nel Nucleo investigativo del Comando provinciale. È lui ad avere il quadro d’insieme del fenomeno. «Un fenomeno - ci ha detto - che non accenna ad indietreggiare e si conferma trasversale. Interessa ceti benestanti come le fasce più deboli della società, laureati e con una posizione, così come persone a bassa scolarizzazione; tanto italiani, quanto e stranieri. L’unica costante è il genere della persona offesa: nella stragrande maggioranza dei casi la vittima è donna». A cambiare negli anni anche l’inclinazione alla denuncia. «Rispetto ad un passato nemmeno troppo remoto - spiega il maresciallo Odelli - c’è meno propensione a normalizzare gli episodi subiti, ad accettare le violenze. Le campagne di sensibilizzazione stanno avendo effetto. Ciò che conta è che la vittima venga in caserma a raccontarci quello che le capita. Che ci dia la possibilità di aiutarla a trovare la soluzione più adatta al suo caso. Che non è necessariamente la denuncia del compagno».

In caserma, in ogni caserma della provincia, c’è almeno un carabiniere preparato e pronto ad offrire una soluzione. Il maresciallo capo Giuditta Melucci è uno di questi. «Siamo formati all’ascolto - ci ha raccontato - alla creazione di empatia con le persone offese. Lavoriamo per ottenere la loro fiducia, devono convincersi che è ben riposta. Spesso, per una vittima di violenza di genere, è la vergogna l’ostacolo più alto da superare. Non sono le persone offese a doversi vergognare». Per l’accoglienza delle vittime l’Arma bresciana ha realizzato insieme a Soroptimist international anche locali ad hoc, si chiamano «Stanza tutta per sé». Ce n’è una in ognuna delle sette compagnie dei carabinieri della provincia, dove vengono accolte le persone in pericolo, anche quelle con prole al seguito.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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