Un addio su doppio binario. Perché una sola serata non poteva bastare per salutare un locale che ha fatto la storia della movida gardesana. Doppio brindisi e doppio magone, dunque, sulla dancefloor del Fura, che ieri sera ha chiuso i battenti dopo diciassette anni di attività intensa.
Sabato si è consumato il «Furaddio» della gente di ieri e di oggi, nel segno di un revival che ha richiamato a Lonato il giro storico del locale. Tutti i vecchi amici si sono fatti vedere in pista per lasciarsi ballare un'ultima volta. Una sorta di tributo a un luogo che nel tempo è diventato icona e, per qualcuno, rappresentazione degli anni ruggenti fra calici levati e tirate fino all'alba. Con loro sabato sera c'erano anche i giovanissimi, quelli che hanno scoperto il Fura appena un paio di stagioni fa e ci si sono affezionati come fosse da sempre.
«Più di un club, oltre una semplice disco» raccontano in molti. Piuttosto un contenitore: di divertimento, certo, ma anche di sperimentazione musicale e artistica. «Ogni serata uno spettacolo diverso, con coreografie complesse, mozzafiato» spiegano.
È stato così anche sabato sera: ospiti speciali i «Percussion Voyager» che con la loro performance a carica di percussioni hanno indirizzato i ritmi della notte. Di mezzo, alla consolle Daniele Baldelli ha raccolto gli spunti e indirizzato la pista, quasi come un direttore d'orchestra. Il pubblico ha gradito e l'atmosfera si è fatta esplosiva. «C'erano clienti abituali - racconta emozianto Ottavio Ferri, uno dei soci del locale - che si sono fatti centinaia di chilometri per venirci a salutare.
Tutto il vecchio personale si è fatto vedere, in una sorta di passerella storica. Ma la cosa che più ci ha colpiti è stato vedere ragazzi in lacrime al momento dei saluti finali. Significa che qualcosa abbiamo lasciato».
Ieri sera, ultima delle ultime, è toccato al gran finale con la domenica italiana e l'omaggio degli habitué di questo classico appuntamento. Allo scoccare dell'ora «x» via ai saluti e al valzer dei brindisi su musica da ballare. Fino all'ultima nota. Fino all'ultima alba del diciassettesimo anno.
Ilaria Rossi



