Fiumicello oltre il ghetto: «I problemi sono il lavoro e le case»

I residenti stranieri e le associazioni che operano in via Milano raccontano come vivono il quartiere e le sue criticità
Supermercati etnici in via Milano - Foto © www.giornaledibrescia.it
Supermercati etnici in via Milano - Foto © www.giornaledibrescia.it
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All’incrocio tra via Manara e via Carducci attraversano in cinque: mamma, un bambino in passeggino e tre figlie. La più grande si chiama Kaur, ha 17 anni e fa il Mantegna, è nata in India ma è cresciuta a Brescia. «Stare qui o in India? Per me è la stessa cosa», dice.

Siamo nel cuore di Fiumicello, il quartiere ovest della città che secondo i dati dell’Ufficio Statistica del Comune di Brescia è quello con la percentuale più alta di residenti stranieri in rapporto al totale degli abitanti della zona: 36,7%.

Qui e in via Milano la varietà di etnie si tocca con mano: alle panetterie e alle ferramenta storiche si alternano market ghanesi, sartorie cinesi, kebab turchi e centralini telefonici pakistani. Come convivono fra loro queste nazionalità? «Il tema è vecchio, ma da anni ci sono tante associazioni che lavorano per farle comunicare tra loro - dice Cristiano Martinelli, coordinatore della Casa del Quartiere e della biblioteca sociale Porto delle Culture di via Milano -. E il quartiere sembra andare in questa direzione, tanto che il tentativo di Forza Nuova di creare una sede in passato qui ha fallito. Il problema grosso sono piuttosto le condizioni materiali nelle quali la gente vive, cioè il lavoro precario e sottopagato e le case, che tanti non trovano o trovano in immobili fatiscenti».

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Cristiano Martinelli, coordinatore di Porto delle Culture e di Casa del Quartiere

A sentire Favor, 35enne nigeriana, addetta alle pulizie e residente a Brescia da dieci anni, la questione è ancora più netta: «Agli stranieri nessuno affitta casa». Per lei, racconta mentre sistema i panni nell’orto sociale al civico 59, via Milano è un posto accogliente dove crescere le sue figlie grazie al ruolo fondamentale delle associazioni, ma è vero che c’è un’emergenza abitativa sempre più grave. Anche, specifica Martinelli, per via dello sblocco degli sfratti.

La dispensa alimentare dell'associazione via Milano 59 - Foto © www.giornaledibrescia.it
La dispensa alimentare dell'associazione via Milano 59 - Foto © www.giornaledibrescia.it

«Speriamo che la riqualificazione di via Milano la renda più vivibile per tutti, a partire da chi ci vive già - osserva Irene Bianchi, responsabile della dispensa alimentare dell’associazione via Milano 59 che ogni mercoledì rifornisce gratuitamente un centinaio di famiglie -. Qui cerchiamo di creare comunità solidali. I ghetti? Si fanno dove si fa in modo che si creino». Il quartiere sembra andare nella direzione opposta. Lo si vede anche all’oratorio di Fiumicello, altro punto d’incontro di tante nazionalità, dove tre mattine a settimana Ginevra Li Rosi, 25 anni, insegna l’italiano a un gruppo di donne pakistane e indiane. Tra loro anche Riddhi e Maria, che nonostante l’italiano incerto sulla zona hanno pochi dubbi: «Qui viviamo bene».

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