Finì contro il guardrail e l'amico in auto con lui morì: condannato per omicidio stradale

Perse il controllo della sua Lancia Ypsilon. L’utilitaria lanciata ad oltre 100km all’ora andò prima a sbattere contro la barriera in cemento armato che separa le due carreggiate e si accartocciò in un ammasso informe di lamiere.
Il bilancio a fine corsa fu tragico: uno degli altri quattro ragazzi in auto con lui morì al Civile 24 ore dopo l’incidente, all’alba di una vita ancora tutta da vivere. Per quell’impatto dalle conseguenze drammatiche ieri il giudice dell’udienza preliminare Matteo Grimaldi lo ha condannato a tre anni e 4 mesiper omicidio stradale.
Ricoverato in condizioni non gravi in ospedale, insieme agli altri quattro, il giovanissimo conducente di quella vettura risultò positivo ai cannabinoidi. Una mazzata sul suo futuro: il decesso dell’amico si trasformò in poco meno di un giorno nell’accusa che, come richiesto dal sostituto procuratore Carlo Pappalardo, lo ha portato alla condanna.
I fatti
L’incidente sul quale ieri si è pronunciato il giudice, risale al 24 ottobre di due anni fa. Accadde attorno alle 10 di quella domenica, tra le uscite di Ospitaletto e Brescia Ovest della A4, in direzione di Venezia. I cinque amici, rinchiusi nella Ypsilon, viaggiavano verso casa. Vivevano tutti in provincia di Vicenza. Z.E.A., il diciannovenne deceduto al Civile il lunedì successivo, era di casa ad Arzignano.
In un primo momento non era stata esclusa l’ipotesi di un guasto meccanico o di un malore. La piccola utilitaria infatti era partita per la tangente sotto gli occhi di diversi automobilisti attoniti e spaventati. Si era schiantata sul New Jersey, aveva proseguito la sua corsa per alcune decine di metri, senza fortunatamente coinvolgere altre vetture in transito a quell’ora in autostrada.
Sul posto intervennero, insieme ai sanitari inviati dall’Areu, anche i Vigili del fuoco. Il loro intervento fu necessario per estrarre i giovanissimi dalle lamiere. Ultimate le operazioni, Z.E.A. e un altro amico furono ricoverati al Civile, gli altri tre, in condizioni decisamente meno gravi, alla Poliambulanza. Il traffico di quella mattina subì pesantissime ripercussioni. Con il senno di 24 ore dopo fu il minore del mali di una domenica mattina da dimenticare. L’ennesima.
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