Brescia e Hinterland

Fabio Rolfi: «Dico no alla città metropolitana»

Il commento del consigliere regionale dopo la proposta del sindaco Emilio Del Bono
Presidente commissione. È il bresciano Fabio Rolfi
Presidente commissione. È il bresciano Fabio Rolfi

«Brescia Città metropolitana è la proposta dal sindaco Del Bono per la campagna elettorale. L’idea parrebbe addirittura suggestiva, se non facesse a pugni con la realtà. L’esperimento, del resto, si è rivelato fallimentare in tutte le sedi di attuazione. La Legge Delrio ha definito questo nuovo ente, con le medesime competenze delle Province (svuotate) e totalmente privo delle risorse per ottemperare alle sue vaghissime funzioni. Lo dimostrano le vibranti proteste dei sindaci metropolitani, in primis quello di Milano, Sala.

Ci sarà un motivo se la Lombardia è la Regione dove c’è il minor numero di Comuni in dissesto, e proprio la Città metropolitana di Milano rischia il default. Del Bono propone quindi un’idea velleitaria, che parte da un assunto falso: nuove risorse per Brescia. Nel momento in cui tutti i sindaci metropolitani lamentano la difficoltà con i rispettivi bilanci, come si può sostenere che in questo modo Brescia riceverebbe più denaro?

Si avrebbe soltanto un ente in più, in sicuro dissesto finanziario, letteralmente sovrapposto alla Provincia, che comunque continuerebbe ad esistere. Inoltre il riconoscimento richiederebbe una legge ad hoc da parte di Roma, che difficilmente verrà concessa, per il timore che ciò apra la strada ad altre rivendicazioni analoghe. Questo il sindaco lo sa perfettamente, ma timoroso per il risultato raggiunto al Referendum per l’autonomia, nonostante la sua totale assenza nel dibattito, cerca di riguadagnare la scena sui temi del decentramento.

Esisterebbe poi la questione democratica, analoga a quella della governance delle province, circa l’elezione del consiglio metropolitano, per legge eletto dai sindaci e dai consiglieri comunali. Un’elezione di secondo livello creata ad arte dal Pd per non passare dai cittadini così da potersi garantire il controllo del territorio. Se si volessero abbandonare gli stratagemmi per ritagliarsi una fettina di visibilità, si dovrebbe tornare a parlare seriamente di come rimettere un piedi la Provincia di Brescia, che piange miseria ed è costretta a spremere i cittadini a suon di multe. Si parla infatti di un’area che va da Ponte di Legno a Pontevico, con quasi 1,3 milioni di abitanti.

Bisognerebbe poi rilanciare l’esperienza delle circoscrizioni cittadine, che Brescia ha il diritto di avere tanto quanto Verona, strumenti capaci di coniugare decentramento e responsabilità gestionali in maniera migliore rispetto agli odierni consigli di quartiere. A tutto ciò basterebbe aggiungere accordi per gestire funzioni associate con i Comuni dell’hinterland, laddove necessario. Il tutto senza ulteriori enti e poltrone».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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