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Brescia e Hinterland

L'AVVENTURA

Due bresciani vincono la «Transbalkan race»: 1.300 chilometri in bici

Daniela Zorat

Brescia e Hinterland
26 giu 2022, 17:00
Ernesto Di Betta e Angelo Migliorati - © www.giornaledibrescia.it

Ernesto Di Betta e Angelo Migliorati - © www.giornaledibrescia.it

La grande, grandissima passione per la bicicletta, la preparazione fisica cercata con un duro allenamento, aggiugiamoci anche un pizzico di follia (ma senza quella i sogni più grandi non si potrebbero realizzare). Sono i fattori che hanno portato due bresciani ad un risultato straordinario: Ernesto Di Betta, 52 anni, e Angelo Migliorati, 66 anni, non solo hanno percorso tutti i 1300 chilometri della «Transbalkan race», ma l’hanno pure vinta come coppia, arrivando ventesimi in classifica generale (dietro chi ha preferito affrontarla in solitaria), su cento iscritti.

Angelo Migliorati, peraltro, era il partecipante con più anni, almeno stando all’anagrafe. Ed è un nome noto ai bresciani perchè fu il primo, quarant'anni fa, a salire sul Guglielmo con la prima mountain bike arrivata in Italia, la Rampichino.

Quella di Migliorati e Di Betta è stata una vera impresa, non solo sportiva, ma di forza umana, di determinazione e di carattere: in otto giorni, dal 3 giugno, in sella alle loro «gravel» dotate di sacche con i cambi e i rifornimenti, hanno attraversato 4 nazioni partendo dalla città slovena di Sežana, per arrivare entro la mezzanotte del 12 a Kotor Bay in Montenegro, salendo e scendendo montagne per un dislivello complessivo di 27mila metri, attraversando 11 parchi nazionali, percorrendo 1300 chilometri a volte in mezzo al nulla, nel silenzio rotto solo dal frusciare dell'aria nei raggi, con il rischio di incappare in orsi o lupi, ma immersi in paesaggi mozzafiato, «e incontrando gente gentilissima, che è arrivata ad ospitarci in casa propria e a farci dormire nel letto dei figli perchè nel suo paesino non c'erano alberghi» spiega Di Betta.

Che aggiunge: «Ciò che Angelo ha fatto è la dimostrazione che l’età non deve essere un limite, e che non lo diventa se si mantiene uno spirito giovane e curioso. Per me questa è stata una sfida atletica con me stesso. A maggior ragione deve esserlo stata per Angelo, anche se lui non è nuovo a certe imprese». Di certo è stata una fatica pazzesca, perchè oltre ai chilometri, ai dislivelli, ci sono state condizioni climatiche proibitive: «Siamo passati dai 40 gradi alla partenza ai 3 del penultimo giorno quando abbiamo fatto un passo a 1900 metri».

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