Il «giro» è pressoché sempre lo stesso: i produttori di rifiuti li conferiscono ad aziende munite di autorizzazioni, ma che operano violando le norme. Gli scarti vengono poi accumulati su aree destinate ad altro (agricole ma anche industriali), oppure vengono stipati in quantità esorbitanti, superando anche del doppio i quantitativi autorizzati. Salvo poi essere dati alle fiamme o essere seppelliti per non pagare il conferimento ai centri di smaltimento, inquinando e provocando danni alla salute. Basti pensare che ogni tonnellata di rifiuti ne libera nell’aria 1,8 di anidride carbonica, conto al quale si aggiunge quello delle diossine.
Ecco in sostanza a cosa serve il progetto Savager (acronimo di Sorveglianza avanzata gestione rifiuti): a consentire all’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa) di dare la caccia a chi continua ad alimentare gestione o traffico illeciti di rifiuti nella nostra provincia. E per farlo, anche il dipartimento di Brescia - con la regia del direttore Fabio Cambielli - utilizza i controlli satellitari, obiettivo: prevenire un inquinamento profondo - con il rischio di contaminazione della falda e l’esborso di milioni di euro per bonificare - sfruttando la tecnologia. Un metodo, questo, che per città e provincia si è rivelato efficace: nel 2021 che ci siamo appena lasciati alle spalle, infatti, in oltre la metà delle ispezioni eseguite dal cielo sono state riscontrate irregolarità.




