Del Bono: «La destra non pensa ai Comuni: mette a rischio i fondi Pnrr»

In campo per il Pd, con lo sguardo già rivolto a Regionali e Comunali. Sono settimane d’impegno elettorale anche per il sindaco di Brescia Emilio Del Bono.
Sta facendo la campagna elettorale in vista delle Politiche, più di altre occasioni. Perché?
È una campagna elettorale lampo, inopinata perché credo che la caduta del governo Draghi sia un fatto molto negativo. E per quanto il Partito democratico si trovi in una condizione difficile perché il fronte avverso alla destra è diviso, considero importante che abbia una certa tenuta elettorale per costruire la democrazia dell’alternanza.
Come convincere gli indecisi?
Il Pd è il partito che dà maggiori garanzie in un quadro internazionale in cui siamo di fronte a una nuova guerra fredda, con tre player Russia, Stati Uniti e Cina. Le tre grandi potenze avranno l’Europa come il quadro principale della loro azione, disgregativa per Russia e Cina e condizionante per gli Stati Uniti. Quindi o si fa l’Europa o si muore: un’Europa politica e della difesa oppure i singoli vascelli nazionalisti dei singoli Paesi non saranno in grado di navigare nei marosi della politica internazionale. E questo mi fa dire che tra l’incerta posizione di Fdi e l’ambiguissima posizione della Lega con Ue e Stati Uniti è necessario puntare sulla solida posizione del Partito democratico nello scacchiere internazionale. E aggiungo che le nostre terre avranno un futuro quanto più saranno integrate con l’Europa, immaginarle in autarchia è una cosa francamente sorprendente. Gli imprenditori non possono permettersi di essere tagliati fuori dall’Europa.Ci sono altre ragioni?
L’Europa ha scommesso sull’Italia mettendo a disposizione 191 miliardi di euro per modernizzarla e renderla più competitiva. Non sono soldi certi e per ora sono arrivate solo due tranche per circa 40 miliardi e la certezza che questi altri soldi arrivino dipende dalla nostra capacità di negoziazione e dalla realizzazione dei 50 target che abbiano messo nero su bianco in Europa e che sono messi in discussione dalla destra italiana. Il Next Generation Eu vale l’1,5% di crescita del Pil nel 2023 e il 3,5% nel 2026; significa crescita o stagnazione. E a me come amministratore interessa che questi soldi arrivino perché solo per la città di Brescia la ricaduta vale 400 milioni, e se ci aggiungiamo i fondi Tav e quelli per il Civile sfioriamo il miliardo. Per un territorio come il nostro significa infrastrutture, creare ricchezza e occupazione. Vi è un terzo motivo ovvero credere o non credere nei Comuni. Oggi il Pd è soprattutto il partito dei sindaci, e la loro spinta che viene dal basso è quella dell’autonomia e della tutela municipalista. Sento meno questa preoccupazione nella svolta sovranista perché tende ad immaginare più una politica che centralizza le scelte e le fa calare dall’alto.
Le Politiche aprono per Brescia una lunga stagione elettorale che da settembre arriverà fino a giugno con le Comunali. Il clima sarà differente?
Per le Comunali il centrosinistra, che ha ben governato negli ultimi dieci anni, parte con un forte atout e con la capacità di attrazione di un largo elettorato che alle Politiche vota in maniera diversificata.
Tempi di indicazione del candidato sindaco?
L’autunno sarà il momento in cui il centrosinistra ufficializzerà il candidato, d’altronde nemmeno il centrodestra l’ha ancora fatto. Auspico che la coalizione che si presenterà alle Comunali 2023 sia la stessa che ha governato fino ad oggi.
Potrebbero essere nuove figure oltre ai tre - Muchetti, Manzoni e Castelletti - su cui si è già ragionato da tempo?
A me interessa ribadire un concetto semplice: in questi 10 anni il centrosinistra, la componente moderato-riformista di questa città, ha indicato la strada di crescita e sviluppo che non va interrotta; considero che la proposta della destra sia una regressione. Ai bresciani proporremo sia un dato di continuità del buon governo sia un dato di innovazione. Resto convinto che scegliere all’interno della squadra di governo aiuti le elezioni comunali.
Si faranno le Primarie?
Lo strumento con cui si sceglie il candidato va dalle primarie alla decisione politica dei segretari di partito. Qualunque metodo sia utile a tenere insieme la coalizione e a scegliere il candidato giusto va bene.
Nel mezzo ci sono le Regionali e lei è indicato tra i possibili candidati presidente del centrosinistra.
Anche quella candidatura maturerà dopo le elezioni politiche. Io ho sempre detto che vorrei portare la mia esperienza di sindaco in Regione, poi con quale funzione lo decideremo in autunno.
Secondo lei la Regione è contendibile?
Credo che avremo sorprese, per la prima volta non si vota per le Regionali in contemporanea con le Politiche e le renderà più simili alla Comunali. I temi saranno quindi non di portata nazionale ma a livello locale: si parlerà di sanità, trasporto pubblico e ambiente.
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