Decreto flussi, nel Bresciano via libera all’ingresso di 823 lavoratori stranieri
Autisti di camion e di autobus, muratori, camerieri, cuochi, baristi, meccanici, elettricisti, idraulici, colf e badanti, lavoratori della campagna. Stabili o stagionali. In tutto sono 823 i lavoratori extracomunitari regolari che potranno arrivare quest’anno nel Bresciano.
Il Ministero del lavoro ha programmato i flussi di ingresso legale per il triennio 2023-2025, stabilendo le quote territoriali del 2023. La procedura è in ritardo di parecchi mesi e dunque le quote dell’anno passato sono disponibili nel 2024. Per la Lombardia parliamo di 7.427 lavoratori (1.619 stagionali, 5.808 non stagionali); Brescia potrà contare su 692 lavoratori non stagionali e 131 stagionali. Molto meno, diciamo subito, di quanti erano stati richiesti dalle associazioni datoriali dei settori del turismo e dell’agricoltura.
Il Decreto flussi riguarda nello specifico alcuni settori: autotrasporto merci per conto terzi, edilizia, turistico-alberghiero, meccanica, telecomunicazioni, alimentare, cantieristica navale, trasporto passeggeri con autobus, pesca, acconciatori, elettricisti e idraulici, assistenza familiare e socio-sanitaria, lavoro autonomo.
Le quote, come anticipato, sono divise nelle due categorie di lavoratori stagionali e non. Vediamo i secondi. Nel Bresciano sono 280 gli ingressi autorizzati nel campo dell’assistenza alle famiglie, agli anziani e ai malati (è la quota maggiore della Lombardia dopo Milano, che conta mille posizioni). Ci sono poi 116 ingressi riservati a cittadini provenienti dalla Tunisia (in applicazione dell’accordo fra l’Italia e quel Paese stipulato lo scorso ottobre che prevede l’arrivo di quattromila lavoratori all’anno).
Altri 35 posti sono invece conversioni di permessi di soggiorno stagionali in permessi per lavoro subordinato: si tratta di lavoratori nell’ambito agricolo e zootecnico. Solo due i posti per apolidi e rifugiati. Sono 252 gli ingressi destinati a tutte le altre categorie. In totale, dunque, 692 (solo Milano ci sopravanza con 2.571 ingressi).
Stagionali
Quanto ai lavori stagionali, il Ministero ha raccolto (soddisfacendole solo in parte) le richieste delle associazioni dei settori turistico e agroalimentare. Sono 131 gli ingressi autorizzati nel Bresciano: cento per l’attività dei campi e trenta per il turismo. In Lombardia (1.619 posti complessivi) spicca la quota assegnata a Mantova-Cremona, province agricole: 632 ingressi, quasi tutti per i campi.
Lo scorso novembre Confagricoltura Brescia, annunciando il clik day del 12 dicembre (le richieste on line di lavoratori per il Decreto flussi da parte di imprese e associazioni di categoria), confermava «la necessità di molta manodopera». Sempre più imprenditori agricoli, specifica Marco Busi, che per Confagricoltura segue questa partita, «vogliono cogliere l’opportunità delle conversioni dei permessi per continuare a tenere le persone più valide ed effettuare una sorta di stabilizzazione, provando a rinnovarli».
Agricoltura
Per Brescia, dice Busi, Confagricoltura aveva indicato all’Ispettorato del lavoro «la necessità di 100 posti per i flussi stagionali e di 50 posti per convertire i permessi di soggiorno di lavoratori già presenti sul territorio. Sono stati concessi 35 conversioni per tutta la provincia e 100 per i flussi, ma soltanto 50 per le pratiche presentate da noi». Per la vendemmia, ad esempio, è probabile che ci saranno difficoltà a reperire il personale.
Critico il segretario della Cgil, Francesco Bertoli. «Il Decreto flussi - commenta - è figlio di una precisa logica: far venire meno stranieri in Italia per contenere l’immigrazione, nonostante, al contrario, serva manodopera. Gli ingressi sono insufficienti». Inoltre, vengono penalizzati «gli immigrati già presenti, magari già formati, che invece dovrebbero essere regolarizzati». Il decreto, per di più, «è rigido, non tiene conto del mercato del lavoro, che è dinamico. Un lavoratore straniero che arriva deve poter cambiare lavoro secondo le necessità della domanda e dell’offerta».
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