Ci sono almeno due momenti che legano Roberto Maroni alla storia recente di Brescia: la metropolitana, inaugurata proprio dall’allora governatore leghista; e la passerella di Christo Floating Piers sul Lago d’Iseo, evento su cui Maroni aveva scommesso molto per rilanciare il Sebino.
Ma c’è un episodio meno conosciuto dal quale si può partire. Nel 1995 si tengono le elezioni regionali in Lombardia. La Lega ha appena rotto con Forza Italia e il primo governo Berlusconi è caduto a fine 1994. A gennaio nasce il governo Dini, sostenuto da Pds, Partito Popolare e Lega Nord. Dentro questo quadro politico, Mino Martinazzoli e Valter Veltroni, che un anno prima hanno dato vita ad un embrione dell’Ulivo, proprio a Brescia, dove un’alleanza di centrosinistra ha conquistato la Loggia, chiedono a Roberto Maroni di candidarsi a presidente della Regione Lombardia con il sostegno delle stesse forze che sostengono il governo Dini. Maroni dà la sua disponibilità. Ma viene stoppato dal leader del Carroccio Umberto Bossi e dalla base leghista. Non se ne fa nulla.



