«Martedì 22 settembre 2020 sono le 9.25 mi arriva un messaggio da un'amica con la foto di un articolo e con sotto scritto "esistono ancora sti personaggi". Cerco l'articolo sul web con una sensazione strana, il cuore in gola. "Orrore nel Bresciano, avrebbe cercato di bruciarla viva. È gravissima". In un attimo mi ritrovo di nuovo in quella maledetta notte e inizio a rivivere di nuovo quella scena».
La lettera di Pinky è arrivata all’indomani della notizie della morte di Mina Safine, uccisa dal marito che le ha dato fuoco.
«Mi sento paralizzata - scrive ancora Pinky -, incapace di cacciare quel ricordo. Sudo freddo, sento l'odore della diavolina sulla pelle, urla, grida. La paura che cresce sempre di più, le suppliche, la disperazione: sento scendere le lacrime sul mio viso ma non riesco a controllarle. È come se fossi bloccata nel ricordo: mi vedo, mi vedo bruciare, sento l'odore della pelle bruciare come se stesse succedendo ora.
Fa male, malissimo: non riesco a sopportare il dolore, mi sento morire.
Squilla il telefono e mi riporta alla realtà grazie al cielo.
Passo tutto il giorno continuando a pensare a quella donna: chissà quanto lo avrà supplicato per avere pietà, quanto avrà pregato, quanto avrà gridato aiuto, quanto avrà sofferto. E immagino lui con gli stessi occhi rossi immobile a guardare lei bruciare.
Poi mi chiedo se aveva figli e se avranno assistito alla scena. Prego dentro di me che ce la faccia, non può finire così. Torno a casa è una notte strana non riesco a dormire. Ogni volta che chiudo gli occhi continuo a vedere scene di quella maledetta sera. Mi prometto di non pensarci più.
È domenica 27 settembre, ricevo un messaggio. "Mina è morta". Il mio incubo ritorna».



