Crisi stagionali, donne ucraine al lavoro in hotel e ristoranti

Federalberghi: «Già cento assunzioni, noi favoriamo l’incontro domanda-offerta»
Per lavorare basta la richiesta di permesso di soggiorno - © www.giornaledibrescia.it
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Ucraini che arrivano, ucraini che ritornano già a casa, ucraini che cercano lavoro temporaneo nel Bresciano. Tra le donne arrivate nella nostra provincia dal Paese bombardato dai russi sono molte quelle che, nelle ultime settimane, sono andate alla ricerca di un’occupazione per lo più stagionale con l’intento di raggiungere una certa autonomia nel periodo, corto o lungo che sia, di permanenza in Italia.

Una risposta, positiva, l’hanno avuta bussando alla porta di bar, ristoranti e hotel che di questi tempi stanno facendo molta fatica a reperire personale, utilissimo con la stagione estiva ormai alle porte.

I numeri

Alessandro Fantini, vicepresidente di Federalberghi Brescia e presidente dell’Ente bilaterale del Turismo, stima che siano «un centinaio gli ucraini che hanno trovato impiego nelle strutture ricettive e nei pubblici esercizi di città e provincia grazie al lavoro di semplificazione delle procedure che abbiamo svolto insieme a Confcommercio e alla Prefettura».

Federalberghi e l’Ente bilaterale, ricordiamo, attraverso il portale «Lavoro per tutti» (www.ebbcs.it) hanno cercato di far incontrare domanda e offerta. In progetto c’erano anche dei corsi di formazione per cameriere/a ai piani, addetto/a al bar e addetto/a alla sala che, però, al momento non sono ancora partiti perché «a candidarsi sono state per lo più persone che avevano già alle spalle esperienze nel settore».

Anche Assohotel (Confesercenti), da settimane, è all’opera per intercettare con la collaborazione della Prefettura e dei Comuni bresciani, le richieste di lavoro dei profughi ucraini. Al presidente Giuseppe Caccamo, titolare di un hotel a Desenzano, risulta che ci siano state una decina di assunzioni negli alberghi del basso Garda e 35 al nord, tra Tremosine, Limone e Tignale: «Nella maggior parte dei casi si tratta di donne che, per via delle difficoltà linguistiche, faranno le cameriere ai piani - sostiene -. Donne per le quali, come si può immaginare, non è facile collocare i figli durante l’orario di lavoro».

Meno burocrazia

Conferma la situazione sull’Alto Garda Marco Girardi, direttore del Consorzio turistico Garda Lombardia, aggiungendo che «ci sono ancora posti disponibili: le strutture risentono della crisi di personale specializzato».

Ne sa qualcosa anche Marco Polettini, presidente di Visit Brescia nonchè titolare di un albergo a Desenzano che sta assumendo una donna ucraina classe 1974 fuggita dalla guerra: «Farà la cameriera ai piani e si occuperà del guardaroba - anticipa -. Grazie alla Parrocchia e a una rete di realtà locali ha trovato ospitalità a Desenzano. Stiamo sbrigando le ultime pratiche burocratiche, poi, nei prossimi giorni, entrerà in servizio. Due nostri dipendenti ucraini ci aiuteranno con le tradizioni».

Il problema degli alloggi per chi cerca lavoro nel settore turistico e non solo «è molto sentito - aggiunge - e va affrontato seriamente in una provincia come la nostra che necessita di manodopera specializzata in più ambiti».

Dal punto di vista burocratico ricordiamo che in virtù dell’art. 7 dell’ordinanza n. 872 del 4 marzo firmata dal capo del Dipartimento della Protezione civile lo svolgimento di attività lavorativa sia in forma subordinata, anche stagionale, che autonoma è consentito alle persone provenienti dall’Ucraina a seguito della guerra, sulla base della sola richiesta di permesso di soggiorno presentata alla Questura, in deroga alle quote massime definite dalla programmazione annuale.

Le imprese, pertanto, possono assumere ucraini in possesso della ricevuta di richiesta di permesso di soggiorno, in attesa che il documento venga emesso. Il permesso di soggiorno, che deroga ai limiti sulle assunzioni di extracomunitari, è quello per protezione temporanea, rilasciato agli ucraini giunti in Italia dopo il 24 febbraio.

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