Covid, 200mila dosi di vaccino per 100mila candidati bresciani
La macchina si è messa in moto, a dimostrazione che, forse, questa è la volta buona. Non è più solo un annuncio, un auspicio, una speranza, quella di poter disporre a breve del vaccino antiCoronavirus. È una certezza. Il siero prodotto dalla Pfizer-BioNtech sarà in distribuzione a fine gennaio. Nella prima fase della distribuzione nel Bresciano arriveranno circa duecentomila dosi destinate a centomila potenziali vaccinandi. Un terzo circa del numero di persone appartenenti alle prime categorie individuate dal Ministero.
Potenziali, è bene ripeterlo, perché la vaccinazione contro la Covid-19 non è obbligatoria. Le prime categorie che riceveranno le dosi, come indicato nella bozza piano del Ministero licenziata ieri, saranno i medici - nel Bresciano sono circa 7.500 -, il personale sanitario (solo gli infermieri nella nostra provincia sono oltre 8.600), cui seguiranno le forze dell’ordine, i miliari, i cittadini ultracentenari e, a seguire, le classi di età più fragili a fronte di un’infezione da Coronavirus e che vanno, a scalare, da 90-99enni, 80-89enni e, infine, dai 70 ai 79 anni. Nel Bresciano circa il 20% della popolazione residente ha superato i settant’anni (fonte Istat). Siamo intorno alle 240mila persone. È evidente, dunque, che il primo vaccino anti-Covid in distribuzione verrà offerto a scalare alle diverse categorie individuate dal Ministero.
Nel frattempo, tuttavia, entreranno in commercio vaccini prodotti da altre aziende e la platea dei beneficiari potrà ulteriormente ampliarsi. Quello prodotto da Pfizer, per cui la Commissione Ue ha autorizzato nei giorni scorso un accordo per l’acquisto di 300milioni di dosi che verranno distribuite agli Stati membri in proporzione al numero degli abitanti, è uno dei nove vaccini attualmente in fase 3 della sperimentazione, l’ultima prima della richiesta di autorizzazione, ma è l’unico di cui si ha una idea dell’efficacia, anche se i dati non sono ancora stati pubblicati se non sotto forma di una dichiarazione dell’amministratore delegato dell’azienda americana.
Regioni non protagoniste della distribuzione del vaccino: il Governo ha deciso che vi sia una centralizzazione del meccanismo, nominando Domenico Arcuri, attuale commissario per l’emergenza Coronavirus, responsabile del Piano operativo. «Gli italiani verranno vaccinati in funzione della loro fragilità e della loro potenziale esposizione al virus - ha detto Arcuri -. Per questo, le persone che lavorano negli ospedali saranno le prime a cui bisogna somministrare i vaccini, così come i più anziani, che sono più fragili, dovranno arrivare prima di quelle più giovani».
Dettagli che verranno messi a punto nei prossimi giorni, come annunciano dal Governo, dal gruppo di lavoro che si è insediato la scorsa settimana al ministero della Salute.L’obiettivo è superare le difficoltà logistiche che già si preannunciano, legate non solo alla necessità di vaccinare il maggior numero di persone in breve tempo ma anche e soprattutto dal fatto che il tipo di vaccino sviluppato da Pfizer richiede una conservazione a 80-90 gradi sotto lo zero. Sarà ancora Arcuri ad occuparsi della distribuzione, dalla gestione delle scorte alla conservazione e spedizione, perché «sia efficiente e avvenga in piena sicurezza».
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