Coprifuoco alle 23, dopo i bar «rifiatano» anche i ristoranti
«Dammi solo un minuto, un soffio di fiato, un attimo ancora...», cantavano i Gemelli Diversi segnando un pezzo adolescenziale del repertorio pop italiano anni Novanta. Per finire il dolce o sorseggiare con calma amaro e caffè, però, serve almeno un’ora in più. Concessa, da ieri sera, ai bresciani amanti della vita notturna e soprattutto ai baristi e ai ristoratori. Era giovedì 23 ottobre 2020 e per la prima volta in Lombardia e in Italia si parlò di coprifuoco. Allora il limite delle 23 - anticipato alle 22 dopo pochi giorni - sembrava già uno scenario da guerra mondiale, la speranza era un ritorno alla libertà giusto in tempo per festeggiare il Natale.
Di mesi invece ne sono trascorsi ben più di due e ancora non siamo a un «tana libera tutti», ma il posticipo dell’ora x è stato comunque accolto dai più come un ulteriore passo verso la normalità, lungo le vie e le piazze di una città ormai abituata ad ammutolirsi al calar della sera. «Non sembra, ma un’ora in più fa tanto - dice Carmine Pasquariello, di Pasquariello. Il gusto italiano, in piazza Paolo VI -, magari non lo possiamo vedere già da stasera, essendo feriale, ma le sere passate in tanti hanno rinunciato a una cena fuori per non doversi alzare ancora con il boccone in bocca». D’altronde, soprattutto il sabato e la domenica, la voglia di prolungare l’aperitivo e rivedere dopo tanto tempo amici e conoscenti, ha spinto tanti a rinunciare alla cena, per consumare qualcosa al volo o direttamente a casa. «In realtà - dicono al Granaio, in piazzale Arnaldo - da quando abbiamo riaperto siamo al completo tutte le sere, ma noi siamo fortunati ad avere uno spazio esterno riparato». Già, perché il meteo non sembra amico della Brescia da bere (e da mangiare) in questa tarda primavera: «Ci ha penalizzati - conferma Piera Gelmi della Casa del Popolo, in Carmine - il non poter servire all’interno. Di sera spesso fa ancora fresco per cenare all’aperto».
Così anche ieri sera: dopo un inizio promettente, con tavoli e tavolini pieni nonostante il giorno feriale, la pioggia e il vento hanno spazzato via l’entusiasmo da «prima uscita prolungata», svuotando piazze e locali. «Peccato - commenta Mario Fabrizi di Arnold’s, in piazzale Arnaldo -, se non fosse stato per la pioggia avremmo fatto un buon mercoledì sera». E infatti il piazzale è vuoto al centro, ma di certo non deserto nel perimetro dei portici e dei dehor. «A cena sarei uscita lo stesso - dice Daniela Gregori -, ma se il coprifuoco fosse stato alle 22 non sarei venuta in città. Invece stasera, per la prima volta dopo mesi, mi sono gustata una pizza con il mio ragazzo in un ristorante che ci piace molto. Finiamo entrambi di lavorare dopo le 20 e, dato che abitiamo a Prevalle, mangiare fuori in centro fino a oggi è stato impossibile». Anche Sara Soncin, seduta all’Osteria della Croce Bianca, è stata incentivata dalla novità: «Abito in città, quindi non è un problema la distanza, ma avere più tempo è sicuramente piacevole per trascorrere una serata in tranquillità con gli amici. E poi credo che concentrare l’orario di uscita fosse controproducente: almeno in questo modo è più facile evitare che si creino assembramenti nei locali». «Forse in settimana non cambia molto - commenta Cristina Palermo, che mangia sushi con vista Duomo -, domani devo lavorare e non avrei comunque fatto tardi, ma nel weekend ne approfitterò».
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