Com'era la Mille Miglia negli anni Cinquanta

È l’aprile del 1956 quando si alza il sipario sulla XXIII edizione della Milla Miglia. Negli stessi giorni rimbalza sui giornali la notizia della dichiarazione rilasciata a Roma dall’ambasciatore degli Stati Uniti che definisce «miracoloso» il «progresso» messo in campo dall’Italia intera dal 1945. È «un vivace panorama di uomini - per dirla con le parole del diplomatico - che lavorano con speranza e con fede». Un fermento di ripresa, questo, che diventava palpitante e appariscente a Brescia specie nei giorni della Mille Miglia. Certo, l’ultima parola era lasciata «ai meccanici, agli ottani e alle chiavi inglesi», tuttavia la Brescia popolare è la grande protagonista.
Nel «frenetico romanzo della Mille Miglia» non mancano pure i bambini, i ragazzetti che «spuntavano dappertutto, si intrufolavano per ogni dove, sparivano e saltavano fuori di nuovo come le anguille tra le alghe, correvano e scantonavano», mimando con le mani il volante della fantasia, un gesto emblematico del coinvolgimento dal basso realizzato da questa «corsa del popolo» e immortalato anche dal regista Federico Fellini nella ricostruzione della Freccia Rossa degli anni ’30 proposta nella sua onirica pellicola «Amarcord». I bambini del dopoguerra segnavano col gesso sull’asfalto delle vie cittadine la loro Mille Miglia e pilotavano automobiline di latta «riempite di stucco» perché avessero maggiore stabilità.
Brescia - che per «tre giorni diventava una metropoli» - era investita da una «festa dell’iniziativa» totalizzante. Tutti a Brescia in quegli anni facevano la Mille Miglia. Dei bambini, si è detto. In bicicletta curvavano «alla Nuvolari» intorno a Largo Zanardelli. Partecipavano alla festa anche i commercianti con le loro vetrine intonate alla Freccia Rossa. Così il cinema dove si proiettavano pellicole a tema. Nel 1955, ad esempio, all’Astra, è in cartellone «uno spettacolare technicolor che entusiasmerà il pubblico sportivo bresciano. "Bolide Rosso" con Tony Curtis e Piper Laurie». Nel manifesto è definito il «film dell’audacia». Biglietto 200 lire.

Anche la pubblicità dei prodotti locali era investita dalla corsa «più bella del mondo» e faceva proprio l’orizzonte semantico automobilistico. Il Burro Ambrosi era «1° assoluto al traguardo della tavola». «La potente organizzazione di vendita» del negozio Il fulmine era «pari alla rimbombante eco dei bolidi della Mille Miglia»: il negozio di corso Martiri per l’edizione del 1955 lanciò addirittura 5.000 palloncini nel cielo cittadino «per seguire simbolicamente i bolidi nella più emozionante gara automobilistica internazionale».

«I pronostici sono discordi su chi vincerà la Mille Miglia - si legge nella pubblicità del negozio di calzature Morosini - ma tutti sono d’accordo che al traguardo dei prezzi è sempre primo» il brand bresciano. La Birreria Wührer si proponeva come la «tribuna ideale per assistere alla partenza». I negozi di abbigliamento Primo Cavellini erano «primissimi al traguardo commerciale dell’economia-qualità». Una «casa di moda cittadina» presentò un completo da donna chiamato «Mille Miglia» composto da un armonioso abito in toile e da un mantello rosso ricamato a mano.
Spente le luci sulla gara, la gente - concludeva un testimone dell’edizione del 1950 - era «soddisfatta di se stessa e non avrebbe neppure saputo arrivare ad una spiegazione plausibile, ma aveva corso un’altra Mille Miglia, aveva svolto in coscienza una nobile quanto occulta iniziativa». E il tempo prendeva respiro fino alla prossima edizione. «E perfino il tranquillo impiegato diceva alla moglie che chiedeva: "ma sì, il tuo prossimo vestito lo faremo per la Mille Miglia del 1951"».
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