Com'era la Mille Miglia negli anni Cinquanta

Una «corsa di popolo» che per tre giorni faceva della città una metropoli e una festa di iniziative
In primo piano la Lancia D24 di Alberto Ascari, vincitore della XXI Mille Miglia del 1954
In primo piano la Lancia D24 di Alberto Ascari, vincitore della XXI Mille Miglia del 1954
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È l’aprile del 1956 quando si alza il sipario sulla XXIII edizione della Milla Miglia. Negli stessi giorni rimbalza sui giornali la notizia della dichiarazione rilasciata a Roma dall’ambasciatore degli Stati Uniti che definisce «miracoloso» il «progresso» messo in campo dall’Italia intera dal 1945. È «un vivace panorama di uomini - per dirla con le parole del diplomatico - che lavorano con speranza e con fede». Un fermento di ripresa, questo, che diventava palpitante e appariscente a Brescia specie nei giorni della Mille Miglia. Certo, l’ultima parola era lasciata «ai meccanici, agli ottani e alle chiavi inglesi», tuttavia la Brescia popolare è la grande protagonista.

Nel «frenetico romanzo della Mille Miglia» non mancano pure i bambini, i ragazzetti che «spuntavano dappertutto, si intrufolavano per ogni dove, sparivano e saltavano fuori di nuovo come le anguille tra le alghe, correvano e scantonavano», mimando con le mani il volante della fantasia, un gesto emblematico del coinvolgimento dal basso realizzato da questa «corsa del popolo» e immortalato anche dal regista Federico Fellini nella ricostruzione della Freccia Rossa degli anni ’30 proposta nella sua onirica pellicola «Amarcord». I bambini del dopoguerra segnavano col gesso sull’asfalto delle vie cittadine la loro Mille Miglia e pilotavano automobiline di latta «riempite di stucco» perché avessero maggiore stabilità.

Brescia - che per «tre giorni diventava una metropoli» - era investita da una «festa dell’iniziativa» totalizzante. Tutti a Brescia in quegli anni facevano la Mille Miglia. Dei bambini, si è detto. In bicicletta curvavano «alla Nuvolari» intorno a Largo Zanardelli. Partecipavano alla festa anche i commercianti con le loro vetrine intonate alla Freccia Rossa. Così il cinema dove si proiettavano pellicole a tema. Nel 1955, ad esempio, all’Astra, è in cartellone «uno spettacolare technicolor che entusiasmerà il pubblico sportivo bresciano. "Bolide Rosso" con Tony Curtis e Piper Laurie». Nel manifesto è definito il «film dell’audacia». Biglietto 200 lire.

Una pubblicità a tema Mille Miglia pubblicata sul GdB dell’epoca - © www.giornaledibrescia.it
Una pubblicità a tema Mille Miglia pubblicata sul GdB dell’epoca - © www.giornaledibrescia.it

Anche la pubblicità dei prodotti locali era investita dalla corsa «più bella del mondo» e faceva proprio l’orizzonte semantico automobilistico. Il Burro Ambrosi era «1° assoluto al traguardo della tavola». «La potente organizzazione di vendita» del negozio Il fulmine era «pari alla rimbombante eco dei bolidi della Mille Miglia»: il negozio di corso Martiri per l’edizione del 1955 lanciò addirittura 5.000 palloncini nel cielo cittadino «per seguire simbolicamente i bolidi nella più emozionante gara automobilistica internazionale».

La versione Freccia Rossa della réclame del burro Ambrosi
La versione Freccia Rossa della réclame del burro Ambrosi

«I pronostici sono discordi su chi vincerà la Mille Miglia - si legge nella pubblicità del negozio di calzature Morosini - ma tutti sono d’accordo che al traguardo dei prezzi è sempre primo» il brand bresciano. La Birreria Wührer si proponeva come la «tribuna ideale per assistere alla partenza». I negozi di abbigliamento Primo Cavellini erano «primissimi al traguardo commerciale dell’economia-qualità». Una «casa di moda cittadina» presentò un completo da donna chiamato «Mille Miglia» composto da un armonioso abito in toile e da un mantello rosso ricamato a mano.

Spente le luci sulla gara, la gente - concludeva un testimone dell’edizione del 1950 - era «soddisfatta di se stessa e non avrebbe neppure saputo arrivare ad una spiegazione plausibile, ma aveva corso un’altra Mille Miglia, aveva svolto in coscienza una nobile quanto occulta iniziativa». E il tempo prendeva respiro fino alla prossima edizione. «E perfino il tranquillo impiegato diceva alla moglie che chiedeva: "ma sì, il tuo prossimo vestito lo faremo per la Mille Miglia del 1951"».

 

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