Quando con la Freccia Rossa riaccese i motori anche l’Italia

Nel ’47 tre centinaia di auto segnano il ritorno della corsa: a dare il via a Brescia c’è il ministro dell’Industria
La «Freccia Rossa» spicca alta nell’azzurro del cielo di Brescia nel 1952 - © www.giornaledibrescia.it
La «Freccia Rossa» spicca alta nell’azzurro del cielo di Brescia nel 1952 - © www.giornaledibrescia.it
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Dopo un lungo e pesante intervallo imposto dalla Seconda guerra mondiale, la Mille Miglia – giunta alla quattordicesima edizione – riprende a correre nel giugno 1947. Quasi tre centurie di macchine si lanceranno nella corsa dal nome fiabesco, «rinata come per incanto a restituire a Brescia un non dimenticato primato di coraggio, di iniziativa, di virtù organizzative».

È un «fremito di rinascita», si legge nella cronaca del tempo. Brescia – sentenzia il «Corriere della Sera» – torna a essere «la capitale della Repubblica delle quattro ruote.

Le bandiere di sette nazioni sventolano in piazza Vittoria (1952) - © www.giornaledibrescia.it
Le bandiere di sette nazioni sventolano in piazza Vittoria (1952) - © www.giornaledibrescia.it
E il Presidente è Renzo Castagneto, e il Palazzo del governo è all’aria aperta, tra le staccionate di piazza della Vittoria. Ma la bandiera – continua il giornalista Mario Casalbore – è sempre quella nostra, dai tre colori, e la vedi dappertutto sulle finestre, ai pennoni, sulle insegne dei caffè e dei negozi. Le ricorrenze nazionali sono di tutti, la festa del patrono è puramente locale, la Mille Miglia è un avvenimento che invita gli occhi di tutto il mondo a posarsi sulla piccola Brescia che freme di un suo orgoglio palese».

A sottolineare la carica simbolica di rinascita dell’Italia intera che assume la Freccia Rossa nel 1947 è il ministro dell’Industria Giuseppe Togni, arrivato appositamente a Brescia per dare il via alla competizione. Non solo fa le veci del mossiere con la bandiera tricolore, ma prende anche la parola per sottolineare la sua volontà ad essere personalmente presente alla manifestazione bresciana. La Mille Miglia, insieme alla Fiera di Milano – rimarca convinto Togni –, dimostra la «capacità di ripresa del popolo italiano e dell’industria del nostro Paese». È una «nuova prova della volontà, della genialità e della fede delle forze del lavoro e della produzione. Con la mia presenza, quale ministro dell’Industria e del Commercio – continua – ho tenuto a sottolineare non solo l’importanza sportiva della manifestazione, ma anche la sua importanza industriale».

Allora (come oggi, verrebbe da dire) la Freccia Rossa costituisce un «elemento di benefica valutazione estera, dimostrando che l’industria è in netta ripresa e che le condizioni di ordine e normalità dell’Italia consentono iniziative di questo genere. Indubbiamente queste condizioni concorrono in modo favorevole alla ripresa del turismo italiano». A chiudere l’intervento del ministro, i ringraziamenti: «quale componente di un governo che si propone per prima finalità di facilitare, in ogni modo, la ripresa del nostro Paese, in ogni campo, non posso manifestare la mia gratitudine per coloro – corridori, fabbricanti, maestranze, organizzatori e sportivi – che hanno reso possibile una così grandiosa manifestazione sportiva e industriale». Simbolo della ricostruzione.Una carica simbolica di ripresa nazionale, questa, ribadita anche nelle edizioni successive.

La folla si infittisce alla partenza della Freccia Rossa nel 1950 - © www.giornaledibrescia.it
La folla si infittisce alla partenza della Freccia Rossa nel 1950 - © www.giornaledibrescia.it
Nel 1948 dall’Inghilterra arrivano alle orecchie degli organizzatori imbarazzanti perplessità: «Dear Castagneto lei è proprio sicuro che la manifestazione avrà luogo tra la falce delle elezioni e il martello del primo maggio?». Non servono parole di risposta, è la manifestazione stessa della Mille Miglia a confermare negli anni della ricostruzione e nel periodo del cosiddetto «miracolo economico» accanto alla Fiera di Milano il «sintomo di indomabile volontà di ripresa economica, turistica, sportiva del nostro Paese». E se dalla capitale lombarda si «alzano i vessilli del lavoro», dalla Leonessa sfrecciano i «prodotti di un’abilità costruttiva che non trova rivali».

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