Brescia e Hinterland

Come funzionano le denunce per violenza sulle donne

Qualcuno si domanda perché non vengano sporte subito. Ma è un argomento stereotipato, che non tiene conto dei tempi delle vittime
Il muro delle bambole in via Gambara (2019)
Il muro delle bambole in via Gambara (2019)

Perché non ha denunciato prima? È una domanda che si sente ripetere spesso quando si parla di femminicidi o di violenza sulle donne. Uno dei casi che ha sollevato più polemiche di recente è stato il video pubblicato da Beppe Grillo per difendere il figlio dalle accuse di violenza sessuale di gruppo. «Una persona che viene stuprata la mattina e al pomeriggio va in kitesurf, e dopo otto giorni fa una denuncia, è strano» ha detto Grillo. Sostenere che una persona dovrebbe denunciare subito una violenza o atti persecutori è un argomento diffuso nei discorsi stereotipati sulla violenza di genere, che finisce per minare la credibilità di chi denuncia e trasformare anche un femminicidio in un delitto annunciato, in cui la vittima diventa corresponsabile della sua morte.

Questo meccanismo si chiama «vittimizzazione secondaria», spiegano i centri anti-violenza, perché trasferisce parte della responsabilità dell’accaduto sulla persona che quel fatto l’ha subito e così la costringe a rivivere le condizioni di sofferenza in cui si è trovata.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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