Che fine ha fatto la notte?

Con il coprifuoco serale, da mesi la nostra è una vita esclusivamente diurna: tra le cose che la pandemia ha tolto, c'è anche la notte
Un monoscopio
Un monoscopio
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Ai colleghi che escono dalla redazione dico ancora per riflesso condizionato «buona serata», anche se l’orario è già da coprifuoco, e la reazione è sempre la stessa: buona serata cosa? Con il divieto di uscire dopo le 22, i locali e i ristoranti chiusi e gli spettacoli cancellati dal panorama, è ormai dallo scorso ottobre che la notte, al posto della Luna, vediamo in cielo un enorme monoscopio Rai che annuncia la fine delle trasmissioni. Sei mesi, che diventeranno sette, forse otto, di vita esclusivamente diurna.

Ricordo com’ero le notti del primo lockdown, stupito e impaurito di fronte al vuoto silenzio della città, interrotto solo dalle ambulanze. Una notte avevo instaurato un dialogo silenzioso con un’ombra vista su un balcone di fronte al mio: credevo fosse una persona, invece il giorno dopo ho scoperto che era una pianta. Perché il giorno è così, tutto ti sembra com’è, direbbe Vasco.

Mi rendo conto che è solo una delle cose che la pandemia ci ha tolto, ma lasciatemi rivolgere un pensiero nostalgico alla notte. La stanchezza di questa terza ondata è legata anche alla sua assenza, al fatto di non potere uscire nel senso più ampio del termine, perché capite bene che un conto è dire «esco» alle otto del mattino, e un altro alle otto di sera. In attesa di ritrovare la notte, aspetto il buio per tornare a parlare con la pianta al bancone. Scusate, lapsus: sul balcone.

 

 

 

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