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Brescia e Hinterland

CAMPAGNA REFERENDARIA

Cappato a Brescia: «Giusto disporre della propria vita»


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25 lug 2021, 06:00
EUTANASIA, IN CITTA' MARCO CAPPATO

«La legalizzazione dell’eutanasia è un tema trasversale che attraversa idee politiche ed età, credo religiosi e convinzioni personali, perchè si tratta di poter conquistare un pezzo di libertà in più per ciascuna persona».

A sostegno della campagna referendaria a favore dell’eutanasia a Brescia si è presentato una delle figure simbolo di questa battaglia, l’esponente dei Radicali Marco Cappato. «È da 37 anni che aspettiamo una norma in materia e non vogliamo aspettarne altri 37 - afferma da Corso Zanardelli il membro dell’associazione Luca Coscioni, al centro della cronaca nazionale dopo aver accompagnato il tetraplegico Dj Fabo in Svizzera per interrompere la propria vita -. Siamo certi che in questa Legislatura non se ne farà nulla ed è per questo che i cittadini, con lo strumento istituzionale e democratico del referendum, possono far uscire l’eutanasia dalla clandestinità per portarla nell’alveo della legge».

Per poter giungere alle urne servono però 500 mila firme da presentare entro i primi giorni di ottobre. Attualmente a livello nazionale le sottoscrizioni per il quesito referendario sono state 180 mila «mentre a Brescia siamo attorno alle 3mila» comunica la referente del comitato provinciale Federica Oneda. E anche ieri il gazebo allestito in centro città ha fatto il pieno di adesioni, «un fatto che conferma come questo tema non sia legato a questioni partitiche - rimarca Cappato -. Le persone infatti firmano senza che arrivi l’indicazione da un capo politico o da questo o quel talk show, firmano perché tante di loro hanno vissuto sulla loro pelle le questioni legate all’eutanasia».

E l’esponente dei Radicali, proprio in forza di tale assunto, sostiene come «legalizzarne la pratica non vada a ledere i diritti di nessuno anzi, ne sancisce uno nuovo - le sue parole -. Disporre o meno della propria vita resta poi una scelta che ciascun individuo prenderà nella sua sfera personale. Bisogna però consentire a chi lo vuole di poter essere libero di scegliere».

 

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