Brescia è sesta in Italia per aumento di cittadini che se ne vanno all’estero

Dal 2019 gli iscritti all’Aire sono cresciuti del 32%. A lasciare il Paese sono soprattutto i giovani, ma spiegare perché non è facile
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IN 15MILA LASCIANO BRESCIA
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Brescia è al sesto posto tra le province d’Italia per aumento di cittadini che decidono di trasferirsi stabilmente all’estero. Al primo gennaio di quest’anno erano 64.821, il 5% in più rispetto al 2022 (quando i bresciani residenti all’estero erano 61.746).

Ma la differenza più eclatante è quella che si calcola dal confronto con il 2019, ovvero con l’anno precedente la pandemia: allora si trattava di 49.015 persone; significa che in quattro anni i bresciani che si sono trasferiti in un altro Paese sono cresciuti del 32%.

I numeri sono quelli del ministero dell’Interno, diffusi in anteprima dal Sole 24 Ore, che a livello nazionale parlano di sei milioni di cittadini iscritti all’Aire, l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero. Si tratta del 10% della popolazione, un dato quest’ultimo dal quale Brescia si discosta con un 5% di cittadini trasferitisi all’estero su quelli residenti nel territorio provinciale (1.254.069 secondo l’ultimo bilancio demografico mensile dell’Istat disponibile, risalente al novembre dell’anno scorso). I numeri nazionali mostrano che i trasferimenti in altri Paesi, pur continuando (l’anno scorso sono stati 127.350, il 2,2% in più rispetto al 2021) in generale sono rallentati dopo la pandemia, forse a causa di un diffuso sentimento d’incertezza (tra l’altro, l’iscrizione all’Aire comporta la perdita dell’assistenza sanitaria pubblica).

I giovani

Quel che è certo è che sono soprattutto i giovani ad andarsene: gli iscritti all’Aire con meno di trent’anni (tra i quali però vanno considerati anche i bambini) sono 1.814.900, uno ogni dieci. Un dato che induce per lo più a usare termini come «fuga» o «emorragia» e che certo ha a che fare con le difficoltà di lavoro con cui troppo spesso in Italia i giovani devono fare i conti. Ma se è vero che le mete degli italiani residenti all’estero sono sempre più i Paesi europei (secondo l’ultimo rapporto della Fondazione Migrantes), vien da pensare o sperare che i giovani d’oggi si sentano davvero cittadini europei e si muovano con disinvoltura in un contesto internazionale.

Da dove si parte

Sta di fatto che le prime province per numero di under 30 emigrati sono Enna e Agrigento, caratterizzate com’è noto da un basso tasso di occupazione; nella prima i giovani residenti all’estero sono 477,5 ogni mille abitanti, nella seconda 388. E le partenze dl sud non riguardano soltanto le nuove generazioni: dei 1.494.420 pensionati iscritti all’Aire 23.904 sono, di nuovo, residenti innanzitutto a Enna (506,2 ogni mille abitanti) e 19.120 a Vibo Valentia (436,3 ogni mille).

Tornando però a soffermarsi sull’aumento dei trasferimenti tra il 2019 e il 2022, si nota che le prime province della classifica in cui Brescia è sesta sono tutte al nord e piuttosto vicine tra loro (Mantova prima, Rovigo seconda, Lodi quarta, Cremona quinta, Reggio Emilia settima...). Fa eccezione Prato, dove, ancora una volta, si può ricorrere alla pandemia per provare a capire le cause del fenomeno, immaginando che membri della folta comunità cinese siano tornati in patria dopo il lockdown. Per il resto, quella di Rovigo è una provincia già caratterizzata dallo spopolamento.

Come spiegare i dati

Quanto alle province lombarde e a Brescia, «l’interpretazione dei dati è tutt’altro che semplice», avverte Alessandro Rosina, docente ordinario di Demografia e Statistica sociale nella Facoltà di Economia dell’Università Cattolica. La premessa è che «i numeri delle iscrizioni all’Aire vanno presi con cautela perché non corrispondono all’andamento dei flussi migratori. Per esempio, una persona potrebbe iscriversi anche dopo molto tempo che si è trasferita all’estero perché vuole votare per corrispondenza (come l’iscrizione consente)».

Ma l’indicazione secondo cui ci sono italiani che vivono in altri Paesi è innegabile. L’aumento di quelli provenienti dalla Lombardia, pensando in particolare ai giovani, può essere spiegato considerando che «a fronte della decisione di emigrare, un cittadino del sud ha due strade, il nord Italia o l’estero, mentre uno del nord è direttamente rivolto oltralpe». Conoscerne le motivazioni è arduo, ma Rosina sottolinea anche qui l’effetto della pandemia: «Il Covid-19 ha prodotto non solo fragilità ma anche voglia di uscire dopo il lockdown, di fare nuove esperienze, probabilmente ancor più sentita nelle aree più dinamiche del Paese, tra giovani formati e intraprendenti». Si tratta allora di «cogliere una sfida, quella di potenziare l’attrattività dei territori dai quali i giovani partono perché possano tornare e contribuire con un valore aggiunto».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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