Bot people? Ora lo stato alleva pure i Btp people

Un’inflazione così non si vedeva dagli anni ’80, quando l’euro non c’era ancora e ogni Stato, quanto a politica monetaria, pensava per sé. Poi, dopo il Covid, l’inflazione è tornata a farsi sentire, nell’Ue con un tasso medio del 9,2% e in Italia dell’8,1, livello mai così alto dal 1985.
A dare una mano sicura ai risparmiatori (gli italiani sono particolarmente contrari al rischio) ha pensato ancora una volta lo Stato con emissioni di titoli pubblici che nel nostro Paese continuano ad esser ritenuti il miglior investimento: soprattutto quelli che proteggono dall’aumento del costo della vita come i Btp indicizzati all’inflazione nazionale con scadenze a 4, 5, 6 o 8 anni. Lo Stato insomma ha voluto aprire più strade per avvicinare i risparmiatori ai titoli di Stato dopo quella aperta dal Btp Italia passata la crisi del debito. E così dopo i «Bot people» ecco avanzare i «Btp people».
Il funzionamento è diverso da prodotto a prodotto. Ogni sei mesi i Btp Italia pagano una cedola con tasso di interesse fisso sul capitale rivalutato all’inflazione rilevata nei sei mesi di riferimento, «arbitro» l’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati ad esclusione dei tabacchi. Tassazione al 12,5%. Non sono mancate le diversificazioni dei vari titoli suggerite dal marketing finanziario, ma senza grandi cambiamenti della tecnica che sta loro alla base: tra questi i Btp Green destinati a finanziare progetti con benefici sull'ambiente.
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