Se ne è andata serenamente, in punta di piedi, la decana dei bresciani, Bice Faini, 108 anni compiuti lo scorso 26 aprile. Allora aveva dato prova della sua lucidità, della sua memoria che le permetteva di snocciolare episodi ricchi di particolari, una donna che traeva ancora gioia dal presentarsi in ordine e con una punta di profumo. Solo l’udito sembrava averla tradita. «Nell’ultimo mese - racconta il figlio Mauro Braga -, mano a mano che passavano i giorni, ci siamo accorti che il fisico e la mente erano affaticati e in dieci giorni è stato un lento spegnersi». Ieri mattina si è svegliata all’alba e poi è spirata, serenamente, sotto gli occhi della figlia Milena.
Il suo segreto
Quando le si chiedeva, come spesso si fa con chi arriva a sfiorare il secolo, forse per cercare di replicare la straordinarietà del traguardo, come avesse fatto ad arrivare a 108 anni rispondeva: «Non ho segreti, ho sempre lavorato moltissimo, forse è questo il segreto, però non mi sento di garantirlo» e aggiungeva «probabilmente la verità è un’altra, il buon Dio non mi vuole, ma non mi vuole nemmeno il diavolo». Ora Bice, facendo parlare i suoi occhi azzurri che non le facevano perdere un dettaglio di ciò che le capitava intorno, starà ridacchiando di quella battuta sagace. Lei che non si era mai fermata nella vita - ecco un’altra caratteristica che ci può aiutare a cogliere la ricetta della longevità -, facendosi portare in giro dalle sue gambe e dalla bicicletta («una volta c’era solo quella, avrò fatto migliaia di chilometri») e che al risveglio, come ci aveva raccontato l’amata badante Zina, prendeva sempre - eccolo un altro segreto - una tazzina di fumante caffè, «corretto grappa».




