Brescia e Hinterland

Arresti a Brescia per terrorismo, «Al centro islamico dialogo e inclusione»

Il responsabile Younes El Sharkawy: «Siamo preoccupati per chi diffonde odio verso comunità vulnerabili»
Paolo Bertoli

Paolo Bertoli

Giornalista

La sala preghiera del centro islamico di via Corsica - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
La sala preghiera del centro islamico di via Corsica - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it

In via Milano e al centro islamico di via Bonardi a Brescia nessuno sembra ricordare i due ragazzi arrestati ieri mattina dalla Digos per aver fatto propaganda jihadista online. E non è un caso secondo Younes El Sharkawy, responsabile delle attività culturali del centro islamico di via Corsica, che spiega «i ragazzi che non si sentono parte della comunità, che non hanno un contesto di riferimento, che si sentono più soli sono i più esposti alla propaganda di odio online, sono quelli su cui quel tipo di messaggio ha maggiore presa».

Le riflessioni

Gli arresti di ieri mattina hanno inevitabilmente acceso il confronto anche all’interno delle comunità islamiche: «Tutti noi formatori e responsabili del centro culturale islamico siamo molto preoccupati per la presenza di persone che hanno quei pensieri e che cercano di diffonderli verso comunità vulnerabili». I due operai arrestati avevamo messaggi di odio oltre che per gli occidentali anche per ebrei e comunità Lgbt ma per il formatore islamico «il discorso deve mettere sullo stesso piano tutte le comunità che sono prese di mira, purtroppo leggiamo di atti di islamofobia, omofobia e antisemitismo quotidianamente in tutto il mondo e siamo preoccupati. Noi lavoriamo per ideali diversi e abbiamo timore delle persone che propongono e sostengono quel tipo di idee».

Nella scuola domenicale infatti «si propone sempre inclusione e dialogo. Per questo siamo costantemente presenti nei diversi organismi di confronto e nei tavoli anche interreligiosi» e «oltre ad insegnare arabo e Corano proponiamo la cultura islamica in lingua italiana, perché bambini e ragazzi possano sentirsi a proprio agio nel vivere il contesto in cui sono inseriti, cioè quello di Brescia e dell’Italia, applicando i valori che insegniamo». Per Younes El Sharkawy infatti «essere parte di una comunità che offre valori positivi, sentirsi ben inseriti, è fondamentale per mettere i nostri bambini e i ragazzi il più possibile al riparo da chi vorrebbe trascinarli verso l’odio e la violenza. È determinante avere accanto persone con cui confrontarsi, con cui fare subito esperienza del giusto e dello sbagliato».

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