Aprire il cuore prima che sia tardi

A volte, sul luogo di lavoro, passi le giornate accanto a persone di cui non sai nulla, i rapporti possono essere cordiali, tesi, superficiali o profondi, ma alla fine il percorso comune è tale che non puoi non provare affetto per chi ti accompagna per tutte quelle ore della tua giornata, della tua settimana, dei tuoi anni.
Un giorno queste persone se ne vanno perché il loro compito è terminato e tornano ad essere sconosciuti, da familiari quali erano. Ti congedi da loro con le solite premure: «Ci vediamo, ci sentiamo ancora», ma poi per vent’anni non ti ricordi nemmeno più che c’erano e che hanno contribuito, anche in minima parte, a dare un senso alle tue giornate.
Un giorno vedi l’annuncio sul giornale e capisci. Capisci che il tempo non fa sconti, che la vita è troppo breve per lasciare dei sospesi che non siano caffè offerti al prossimo cliente del bar. Se devo dire, al culmine della riflessione, quel che più mi spiace, è, negli ultimi vent’anni o quel che è, di non aver mai pensato di chiamare Agenore e di dirgli: «Sa che lei è proprio una brava persona? Sa che non è facile trovare una persona gentile come lei?». L’annuncio sulla pagina delle necrologie è arrivato troppo presto e troppo tardi è arrivata la riflessione giusta.
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