Addio a Emilia Rosa, morta a 109 anni la decana dei bresciani

La signora Freato aveva festeggiato l’invidiabile traguardo lo scorso giugno e aveva battuto il Covid
Emilia Rosa Freato con indosso la maglietta realizzata per i suoi 109 anni - © www.giornaledibrescia.it
Emilia Rosa Freato con indosso la maglietta realizzata per i suoi 109 anni - © www.giornaledibrescia.it
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Gioviale e gioiosa, nonostante il passare del tempo le abbia segnato il viso, ma mai rovinato il sorriso. È bello ricordare così Emilia Rosa Freato, venuta a mancare ieri mattina: aveva 109 anni. Anche se questo lo considerava solo un numero: il «record» che deteneva - ossia attestarsi come la decana della provincia di Brescia; la 27° persona più longeva in tutta Italia secondo il portale supercentenariditalia.it - non le importava infatti granché.

Aveva a cuore il suo paese natale, Calvisano, oltre agli affetti. E, tra i numerosissimi messaggi di cordoglio, c’è chi ora la immagina nei cieli intonare - come suo solito - «Madonnina dai riccioli d’oro» e «Mamma son tanto felice perché ritorno da te», mentre abbraccia rispettivamente la Madonna alla quale era tanto devota e la madre Rosa, figura simbolo del suo essere.

«A lei e a papà Massimo devo tanto – diceva non a caso durante uno dei suoi ultimi compleanni -: hanno cresciuto me e gli altri componenti della famiglia (in tutto 32, ndr) con immenso amore. Di più: mi hanno trasmesso la passione per i campi che io, dopo il matrimonio nel 1936 con Umberto, ho voluto tramandare ai miei quattro figli Annarosa, Franco, Giovanni e Mario».

Nata il 6 giugno 1912 e sopravvissuta alla Grande Guerra nonché al terrore del regime fascista, zia Emilia nel recente passato ha provato ad ingannare con ironia la vecchiaia che avanzava, indossando delle coloratissime t-shirt realizzate ad hoc dalla nipote Lorena ogni qual volta spegneva le candeline sulla torta. Così da «106 anni di fuoco, ma per me è ancora poco», eccola poi sfoggiare le «107 primavere che non mi sembra di avere», seguito dai recenti «il 108 è arrivato e anche il virus ho schiacciato» - in riferimento al Covid, contratto in modo asintomatico nel 2020 - sino ad arrivare all’ultimo «Mi sembra di sognare, ma il mio motto è mai mollare».

Delle simpatiche dediche per un inno alla vita, che ben fotografa l’irriverenza e la solarità con cui affrontava la quotidianità, sempre coccolata dal personale della casa di riposo Beata Cristina, che la ospitava da diversi anni. Nel frattempo, neppure Calvisano ha mai mancato di tributare il giusto omaggio alla donna. Peccato solo che la pandemia abbia guastato quelle che in precedenza erano delle grandi feste in suo onore.

In tal senso spiace non riuscire ad esaudire un desiderio espresso qualche mese fa: «Vorrei celebrare i miei 110 anni in compagnia dell’intera comunità calvisanese». Ieri, invece, l’addio. La salma – visitabile da oggi alle ore 10 – giace nella chiesa delle Bradelle di Calvisano, dove domani alle 11.30 verranno celebrati anche i funerali.

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