A casa di Emilio Rozzini, a 92 anni memoria storica di Buffalora

Il fotografo vive nel borgo fin da bambino: «La prima macchina fotografica l’ho avuta coi punti del detersivo»
L’album con le fotografie scattate al quartiere da Emilio Rozzini - © www.giornaledibrescia.it
L’album con le fotografie scattate al quartiere da Emilio Rozzini - © www.giornaledibrescia.it
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Emilio Rozzini è considerato la memoria storica di Buffalora. Da 92 anni vive nel quartiere più ad est della città e conserva in decine di album migliaia di fotografie che ha scattato nel corso della sua lunga vita, ritraendo luoghi che ormai non esistono più. Come quel che rimane dell’ex tabacchificio o le cascine Castella e Camafame. Immagini accompagnate da data e didascalia che il signor Emilio mostra con orgoglio, parlando di una delle sue grandi passioni, insieme alla musica classica e alla lirica.

«La mia prima macchina fotografica l’avevo presa con dodici punti che trovavo nei fustini di detersivo Ava - ci racconta con a fianco il figlio Gabriele e Marino Tavelli delle Acli -. Era una Ferrania che comunque faceva delle belle foto. Poi sono passato alla mia Pentax, che ancora funziona, ma con il rullino. Quindi ho preso una digitale più pratica».

Scatti d’epoca

Alcuni degli scatti che il fotografo conserva nel suo archivio - © www.giornaledibrescia.it
Alcuni degli scatti che il fotografo conserva nel suo archivio - © www.giornaledibrescia.it

Alcuni suoi scatti sono stati utilizzati in libri dedicati al quartiere e proprio in questi giorni l’assessore Fabio Capra, che è di Buffalora, gli ha chiesto alcune fotografie della cascina Castella per una sua nuova pubblicazione. Tra i rammarichi del 92enne quello di non esser riuscito ad immortalare com’era il tabacchificio «dove lavoravano tante donne che mettevano le foglie di tabacco stese ad asciugare. Ma allora non avevo ancora la macchina fotografica… Adesso al suo posto c’è la Cembre ed è rimasta solo un rudere di quella che era la casa del proprietario, il Fenil de Luiss».

Viaggio nel tempo

Rozzini tiene tra le mani la sua Pentax - © www.giornaledibrescia.it
Rozzini tiene tra le mani la sua Pentax - © www.giornaledibrescia.it

In novant’anni il quartiere è molto cambiato. È stata costruita la chiesa, alla fine degli anni ’50, «a metà perchè doveva unire le due frazioni di Bettole e di Buffalora». Poi «tutti i campi che c’erano pian piano hanno lasciato spazio alle strade e alle case, si sono cominciate a scavare le cave per fornire il materiale per l’autostrada, la tangenziale, via Serenissima. Oggi invece abbiamo il parco delle cave, dove io vado ogni tanto con la mia bicicletta», passando davanti a quei luoghi come la chiesetta o la sua ex scuola che - anche se ancora in piedi -, non sono più utilizzate. Edifici che le bombe sganciate sulla città nel 1945 risparmiarono. «Di quel giorno di marzo del ’45 - racconta Emilio Rozzini - ricordo ancora le pance di metallo lucido degli aerei in formazione, il rombo dei loro motori. Me li vedo ancora davanti agli occhi mentre scaricano i loro ordigni. Risparmiarono però Buffalora».

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