Brescia e Hinterland

A Brescia ogni mese vengono arrestati dieci uomini violenti

Da gennaio aperte 833 inchieste per Codice Rosso. Il procuratore Bonfigli: «I numeri dicono che le donne denunciano»
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

Il muro delle bambole contro la violenza sulle donne, un'installazione del 2019 in via Gambara - Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it
Il muro delle bambole contro la violenza sulle donne, un'installazione del 2019 in via Gambara - Foto Gabriele Strada /Neg © www.giornaledibrescia.it

Guardando in proiezione il numero di inchieste del 2021 sarà sovrapponibile a quelle dell'anno precedente. Dati alla mano, i nuovi procedimenti sono fin qui 833, dei quali 312 archiviati, mentre per 290 è avviata l'azione penale. Nel 2020 a fronte di 1002 fascicoli, 600 erano invece stati archiviati e 360 arrivati a processo. Un dato però spicca nel confronto. Sono aumentate le persone finite in carcere per reati da Codice Rosso e già oggi sono praticamente le stesse di tutti i 12 mesi passati.

Da gennaio a settembre, sono 89 infatti gli uomini violenti finiti dietro le sbarre. Vale a dire dieci al mese. In tutto il 2020 erano stati 91 gli arresti in carcere. Mentre un anno fa erano la magistratura aveva disposto i domiciliari nei confronti di 14 indagati. E oggi il numero di chi si trova in detenzione a casa ha già toccato quota 18. In Procura a Brescia sono sei i magistrati del dipartimento che si occupa di soggetti deboli, ai quali va aggiunto il procuratore aggiunto Silvio Bonfigli, che è il coordinatore.

Dottore, come valuta questi numeri a poche ore da un nuovo femminicidio avvenuto in provincia di Brescia?

«I numeri sono in linea con quelli registrati nel 2020, ma un problema c'è sicuramente e non lo sottovalutiamo anche perché Brescia per quanto riguarda il Codice rosso è quarta in Italia per numero di inchieste e viene subito dopo le grandi città. Da una prima analisi mi sento dire che quanto sta accadendo quest'anno sia in qualche modo legato alla pandemia. La convivenza forzata durate i lockdown ha sicuramente una sua rilevanza e il dato oggettivo non può non essere correlato con l'emergenza sanitaria».

La legge sul Codice Rosso è entrata in vigore ad agosto 2019 e fine a dicembre di quell'anno la Procura aveva aperto 421 inchieste. Oggi è il dato è in crescita.

«Oltre all'aspetto Covid, non possiamo non sottolineare che c'è maggior consapevolezza della potenzialità della legge e oggi molte donne denunciano. Una volta tutto rimaneva tra le mura domestiche, mentre adesso mogli e compagne si rivolgono alla giustizia. Questo è positivo. Per quanto riguarda i dati bresciani del Codice rosso non si può non ricordare che la nostra è una realtà caratterizzata da una forte presenza di stranieri che vengono da comunità diverse e da religioni differenti. La donna islamica che vive fino a 15 anni in patria e poi si trasferisce in Italia, si misura con una realtà diversa, si emancipa e spesso va in conflitto con il marito che invece è legato alle tradizioni del paese d'origine».

Però l'ultimo femminicidio è avvenuto all'interno di una famiglia bresciana…

«È vero e questo caso dimostra quanto i dati dicono e non dicono allo stesso tempo. Perché il marito che ha ucciso la moglie a Agnosine non aveva denunce a suo carico e la situazione non era stata in alcun modo segnalata alle autorità».

Cosa risponde a chi dice che bisognerebbe intervenire sui tempi della giustizia?

«In altri settori, ma non per quanto riguarda i soggetti deboli. I tempi sul Codice Rosso ce li impone la legge. Noi in tre giorni dobbiamo prendere una decisione e per questo il nostro dipartimento non è mai scoperto. E anche i gip rispondono con sollecitudine: se oggi chiedo una misura cautelare domani il giudice me la concede».

A proposito di misure cautelari, che effetto deterrente può avere il divieto di avvicinamento che spesso viene disposto come primo intervento?

«Sul tema si discute molto, ma è un provvedimento utile perché si evidenzia il problema, si accende la spia. Il magistrato vigila la situazione, così come la polizia giudiziaria. Il potenziale aggressore finisce sotto la lente di ingrandimento e anche la vittima si sente più tutelata. Ogni giorno sulla mia scrivania arrivano cinque denunce da Codice Rosso, non sottovalutiamo nessun caso».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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