Brescia e Hinterland

Violenza di genere, da inizio 2021 tre «codici rossi» al giorno

Un'emergenza continua: sono 542 a Brescia le inchieste aperte per reati contro i soggetti deboli
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

Una panchina rossa, simbolo di solidarietà e protesta contro la violenza di genere - Foto © www.giornaledibrescia.it
Una panchina rossa, simbolo di solidarietà e protesta contro la violenza di genere - Foto © www.giornaledibrescia.it

Tre inchieste da codice rosso aperte al giorno. Dall'inizio dell’anno ad oggi. Numeri preoccupanti di un'emergenza ormai continua. Interrotta, anche e soprattutto perché non c'era via di fuga per le presunte vittime, solo durante i mesi di lockdown in piena pandemia.

Sono 542 i fascicoli relativi al codice rosso aperti dal gruppo di magistrati della Procura che si occupa di reati contro i soggetti deboli. Di questi 524 sono stati definiti: per 221 è scattato il rinvio a giudizio, in 240 casi è stata disposta l'archiviazione, 27 fascicoli sono invece stati trasmessi ad altra procura per competenza territoriale, mentre 36 inchieste risultano riunite ad altro procedimento legato allo stesso indagato. Dall'inizio dell'anno sono state 58 le misure cautelari disposte, tra carcere o arresti domiciliari. Quasi due persone in manette alla settimana.

A questi numeri vanno aggiunti i casi di femminicidio che, in virtù della nuova legge che vieta riti alternativi al dibattimento, vengono celebrati davanti alla Corte d’Assise. L’ultimo processo concluso - con l’ergastolo - è quello nei confronti di Andrea Pavarini, l’assassino di Francesca Fantoni. Prima ancora, a dicembre, il caso di Antonio Gozzini, assolto per l’omicidio della moglie Cristina Maioli per vizio di mente dovuto alla patologia del delirio di gelosia. In queste settimane è in corso il processo a carico di Gianluca Lupi che ha ucciso la moglie Zsuzsanna Mailat, mentre prenderanno il via a breve il dibattimento per l’omicidio di Viktoriia Vovkotrub e quello per la morte della 55enne Mina Safine.

I processi per codice rosso finiscono all’ufficio gip e sul tavolo della Prima sezione penale, competente in via esclusiva per questa materia. Sezione che in questo momento si trova particolarmente esposta anche alla luce di una pianta organica ridotta, tenuto conto poi della necessità di definire in tempi stretti i numerosi procedimenti con imputati in misura cautelare.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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