Brescia e Hinterland

«A Brescia il coronavirus non torna dove è già passato»

Michele Magoni, epidemiologo Ats: «Le persone hanno paura e stanno attente, ma c’è anche chi non si contagia»
Passanti in corso Zanardelli in centro indossano la mascherina - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it
Passanti in corso Zanardelli in centro indossano la mascherina - Foto Marco Ortogni/Neg © www.giornaledibrescia.it

Dove ci si contagia di più? A scuola, sui treni, al cinema, in palestra, al ristorante? O negli altri luoghi sottoposti a restrizioni con l’ultimo provvedimento del presidente del Consiglio dei ministri? «Capire la catena di trasmissione virale è molto difficile. Un esempio: se un bambino è positivo, potrebbe essere stato contagiato in casa da un familiare asintomatico, ma anche da un compagno di classe o su un mezzo di trasporto. Come si fa a sapere con esattezza?». A spiegarlo è Michele Magoni, epidemiologo dell’Ats Brescia, con il quale cerchiamo di capire perché, nella seconda ondata, Brescia sostanzialmente tiene anche se non siamo a contagi zero.

Due sono le situazioni da osservare. Una - è evidente con la lettura delle cartine di Ats Brescia pubblicate qui di seguito - riguarda i Comuni bresciani. Quelli in cui maggiore è stata l’incidenza di soggetti positivi nel periodo febbraio-luglio scorso (la proporzione di persone che ogni 100 mila abitanti viene colpita dall’infezione in un determinato periodo di tempo) sono gli stessi in cui nella seconda fase (dal 26 settembre al 25 ottobre 2020) i numeri dei positivi sono molto contenuti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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