La veste discinta, i bottoni della camicia allacciati alla bell’e meglio, una collana giù fino al petto, capelli scompigliati, sigaretta e fogli di carta tra le dita, pronti a immortalare versi dettati da ispirazioni improvvise. Dalle tasche un mazzo di chiavi penzolante. Ai piedi un paio di zoccoli e caviglie gonfie, trascinate con fatica in camminate quotidiane sui Navigli, in cui le emozioni si facevano rime e le rime poesie. Altezza 1 metro e 55. Più fedeli di così non si poteva. Lei è Alda Merini, la più grande poetessa italiana del ’900, e guarda lo scultore Giovanni Battista Mondini, che l’ha appena «ritratta» nello studio di Orzinuovi.
Sui Navigli




